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Discussione: Curiosità sulla terra del Sol Levante

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    Silver Saint L'avatar di Aiko93
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    Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Ho visto che è stata creata una sezione apposita per parlare del Giappone in generale, così, da brava appassionata, non ho perso l'occasione per scrivere qualcosa che possa esser interessante e costruttiva. Qua sotto riporto alcune curiosità che ho studiato all'università, altre che già sapevo per conto mio e altre ancora che leggo sui vari blog riguardanti la terra del Sol Levante.
    Piccola precisazione: vorrei strutturare il seguente messaggio in questo modo. Scrivo una sola curiosità, ma questa la approfondisco a dovere, in modo tale che l'argomento sia chiaro in tutto il suo insieme. Se successivamente vi piacerebbe leggere qualche altra curiosità allora sarò lieta di scriverla. Bene, iniziamo!

    Gli antenati: nella cultura giapponese la morte non è differenziata. Diverse categorie di spiriti popolano il mondo dell'aldilà e con esse i vivi instaurano differenti rapporti sociali. I senzo (antenati) rappresentano una categoria a parte: per il nucleo famigliare l'antenato assume due funzioni fondamentali, per prima cosa esso è il simbolo di aggregazione familiare, poi rappresenta anche il fattore comune di identificazione nella potenziale dispersione e confusione dei rapporti di parentela. Per stabilire chi, fra i defunti, possa esser considerato un antenato si adottano gli stessi criteri che determinano chi tra i vivi ha il diritto di essere l'erede al patrimonio e dell'autorità di Capofamiglia. Tale compito, in ogni famiglia, è trasmesso all'erede maschio e la consanguineità non è il principio unico e fondamentale: se non nasce un figlio maschio si ricorre con facilità all'adozione, pur di salvaguardare la continuità della famiglia.

    Nel mondo dei morti sono antenati tutti coloro che in vita erano Capifamiglia, ma non è solo tale status a determinare quello di antenato. Vi è una condizione necessaria: il sucessore al vertice del nucleo familiare deve aver completato tutte le fasi fondamentali del ciclo della vita e aver adempiuto agli obblighi che il suo ruolo richiede. Prima di tutto deve essersi sposato e deve aver avuto un figlio, in modo da assicurare alla famiglia un'integrazione sociale e una continuità nel tempo. I figli che sono esclusi, per le norme di successione, dal tronco principale della famiglia, lo honke, sono esclusi dalla categoria di antenati di quella famiglia. Se non fondano un loro nucleo famigliare dopo la morte saranno muenbokote, ovvero "morti senza legami" sociali. Il tronco principale della famiglia mantiene la sua fisionomia e la sua unità forzando questi suoi membri alla separazione, escludendoli già durante la vita, per poi respingerli ed ignorargli dopo la morte. Tuttavia il figlio escluso dalla successione, sposandosi e mettendo al mondo un erede, fonderà un ramo secondario autonomo dalla famiglia, il bunke.

    Nella logica del culto degli antenati in Giappone, la tripartizione del gruppo famigliare dei morti corrisponde alla gerarchia della famiglia nel mondo dei vivi. La posizione più prestigiosa è quella del Capofamiglia così, nel mondo dell'aldilà, lo status più importante è prerogativa dell'antenato. Questo schema di simmetrie simboliche fa sì che solo il Capofamiglia spetti il compito di officiare i riti per l'antenato e pregarlo a nome di tutti. Secondo di importanza è il sucessore, colui che diventerà Capofamiglia: nella gerarchia delle 'anime' è lo uenbotoke, il "morto che ha legami" cioè colui che rientra nel processo di diventare pienamente un antenato.

    I fratelli che si trovano ai margini della linea di discendenza formano la terza categoria. In vita sono destinati a lasciare la casa natale e ad iniziare una loro linea famigliare autonoma. Se non lo fanno, costituiscono un peso e una minaccia per la famiglia: sia perché l'attività economica potrebbe non essere sufficientemente produttiva da sostenere un membro in più, sia perché un secondo maschio adulto potrebbe costituire una sfida all'autorità del Capofamiglia. Se un fratello non si sposa ed insiste nel voler restare nella famiglia di origine, non avrà una precisa posizione e sarà relegato in un ruolo subordinato; nella morte il suo spirito sarà assimilato nella categoria dei muenbotoke.
    Sono considerate antenate anche le mogli dei Capofamiglia pur non avendo nessun diritto alla successione. Nella sfera del 'privato' la madre ha un ruolo di potere e prestigio tanto quanto ne ha il marito nella sfera del 'pubblico'.

    L'anima del defunto non raggiunge immediatamente la condizione di antenato. Il culto, dunque, si articola in una serie di riti che si prolungano nel tempo e seguono l'evolversi della condizione del morto verso l'ultimo stato. Appena morto lo spirito, shirei, è oggetto di particolari precauzioni rituali: il morto era infatti in un periodo difficile e delicato in cui la sua carne e il suo spirito subiscono un processo di metamorfosi. I riti con cui i vivi seguono le fasi della sua trasformazione si susseguono con ritmo incalzante almeno fino al primo bon. Da quel momento lo spirito raggiunge una condizione più stabile e viene allora considerato uno spirito benevolo. L'azione rituale dei vivi, perciò, diventa più pacata e si dirada nel tempo. Trascorsi molti anni l'antenato sarà venerato come una divinità; il suo destino nell'aldilà si conclude nel momento in cui il raggiungimento di una perfezione divina coincide con l'annullamento della propria identità.

    La trasformazione dello spirito è lenta come la nascita di ogni individuo nella società, così con puntuale simmetria, riti e simboli mortuari coincidono a quelli che guidano il vivo dal momento della nascita alla pienezza dell'età adulta. Il funerale ricorda il battesimo: il defunto, come il neonato, è purificato con l'acqua e con il sale, inoltre tutto ciò che è stato utilizzato per il funerale, come ciò che è servito al parto, è poi bruciato. Al defunto, come al neonato, si attribuisce un nome nuovo, il kamiyo, simbolo della sua nuova identità nel mondo dei morti. Il nome postumo è scritto su una tavoletta sacra, l' ihai, che è posta sul ripiano più basso dello butsudan, l'altare degli antenati. Nei primi giorni dopo il decesso la collocazione dell'anima è incerta, superati tuttavia i primi sette giorni, la tavoletta diventa l'oggetto simbolico a cui fare riferimento per comunicare col defunto. Con il rito del centesimo giorno e poi con il primo bon, la tavoletta è spostata sui ripiani centrali dell'altare, dove si trovano altre tavolette di altri antenati. In questo periodo le preghiere, i riti di purificazione e le visite sono molto frequenti, il tutto accompagnato da doni. Il Capofamiglia invita alla cerimonia tutti i parenti, vicini e lontani, gli amici e talvolta i colleghi di lavoro. In genere è richiesta la presenza di un monaco buddhista per la recitazione dei sutra (= letture sacre della dottrina buddhista).

    Altre cerimonie si svolgono in periodi prefissati: al primo anniversario, al terzo, al settimo, al tredicesimo, al diciasettesimo, al ventitreesimo e, da ultimo, al trentareesimo anno della morte. Queste date sono altrettanto importanti nella vita del giovane uomo: cerimonie della prima giovinezza, della pubertà, della maggiore età, del matrimonio, della nascita dei figli. Così l'esistenza dell'uomo sembra consistere in due cicli simmetrici in questo mondo e nell'altro.
    L'ultimo rito alla memoria, lo tomuraiage, segna il raggiungimento dello stato definitivo di antenato: in questo giorno il morto diventa niisenzo, "nuovo antenato". La perfezione del suo stato è rappresentata proprio dal suo anonimato. La tavoletta con il suo nome postumo è tolta dall'altare; può essere affidata ai monaci del tempio. Talvolta la tavoletta è gettata nel fiume, perché la corrente la porti via e lo disperda nel mare.


    Informazioni prese da: ITINERARI NEL SACRO - L'ESPERIENZA RELIGIOSA GIAPPONESE, Massimo Raveri. Seconda edizione riveduta ed ampliata, 2006, Libreria Editrice Cafoscarina, Venezia.

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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    @Aiko93 ti ammiro per aver aperto questo topic appena ho 5 minuti liberi me lo leggo tutto, purtroppo ora sono di passaggio!! intanto un da parte mia
    Curiosità sulla terra del Sol Levante
    « Pur essendo gravemente ferita, una fata che avrebbe dovuto cadere al tappeto, danzava. Proprio come un dignitoso fiore scarlatto in tutta la sua gloria. Questa è Titania » Youtube AntaresHeart07

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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    @AntaresHeart07 grazie, l'ho fatto col cuore. Mi fa sempre piacere condividere le mie passioni con altri. Spero che l'argomento trattato, seppur un po' macabro, sia di tuo gradimento.

  4. Top | #4
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    @Aiko93 bravissima bel topic,appena arrivo a casa me lo leggo tutto,che mi interessa molto come argomento

  5. Top | #5
    Silver Saint L'avatar di Aiko93
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    @En2o83 Grazie, molto gentile! Allora so già che cosa scrivere alla prossima curiosità: sarà ancora più interessante.

  6. Top | #6
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Uuuuuh, interessante^^ Sapevo qualcosa anch'io sugli antenati, ma certe info mi sono nuove... complimenti^^

  7. Top | #7
    Silver Saint L'avatar di Aiko93
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Continuo la rubrica con un nuovo e altrettanto interessante argomento: i Mizuko.

    Curiosità sulla terra del Sol Levante
    Nella seconda metà del Novecento si è formata in Giappone una pratica di culto del tutto nuova, il Mizukokuyo 水子供養, per placare gli spiriti dei bambini abortiti. Nell'epoca Tokugawa (1600 - 1868, comunemente chiamata anche periodo Edo) non esistevano forme di culto per tali anime. L'infanticidio era una pratica diffusa; nei villaggi, dove la miseria era più grande, il bambino indesiderato veniva soppresso subito dopo il parto. Poi il suo spirito era dimenticato. Per lui non si svolgevano riti funebri, non veniva scelto un nome postumo, non gli era dedicata nessuna tavoletta da porre sull'altare degli antenati. Non aveva nemmeno una tomba su cui andare a pregare. La mamma lo affidava al bodhisattva Jizo (= bodhisattva: 'aiutante' di Buddha, volgarmente pensato come i nostri 'angeli'; coloro che guidano i fedeli verso l'illuminazione), perché lo facesse presto rinascere in una nuova e migliore esistenza.
    Il nuovo discorso ideologico della Restaurazione Meiji (periodo Meiji, 1868 - 1912) creò il mito della Kazokukokka 家 族国家, dove l'ideale di una famiglia patriarcale forte veniva unito strettamente a quello di uno Stato potente. Nei primi anni del Novecento il modello di una famiglia prolifica era esaltato dalla propaganda del regime come elemento fondamentale nel meccanismo della produttività della Nazione. In un contesto sempre più militarizzato ed imperialista, la promozione demografica divenne ancora più importante così si adottò una politica che incoraggiasse l'aumento della natalità.
    Già a fine Ottocento cominciò ad essere inculcato l'ideale del Ryosaikenbo 良 妻賢母, della "buona moglie e saggia madre". Alle ragazze si doveva insegnare ad essere sudditi ideali e donne patriottiche e la loro educazione era tutta incentrata sulle "tre sottomissioni", prima al padre, poi al marito e infine, da vedova, al figlio maschio. Il ruolo esclusivo della donna doveva essere quello di curare la casa e procreare figli che andassero a lavorare per la ricchezza della Nazione e anche a combattere e morire per la sua grandezza.
    Tutta rivolta a promuovere l'incremento della popolazione come garanzia di potenza, la società giapponese della prima metà del Novecento si mostrò molto più efficace nel reprimere l'aborto, condannato non solo moralmente, ma anche ideologicamente, come un tradimento verso la Nazione. Anche il discorso religioso fu manipolato per legittimare i nuovi paradigmi etici imposti alla donna e i nuovi ideali sulla maternità: in questa chiave fu rielaborata la figura del bodhisattva Jizo. In Giappone, la figura santa di Jizo ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella devozione popolare: da grande e imponente che era, nel corso dei secoli la sua immagine è diventata sempre più piccola, ma progressivamente è aumentata la sua importanza nei culti della gente comune, divenendo, assieme al bodhisattva Kannon, l'immagine della perfetta compassione. Agli inizi del secolo XVIII Jizo appare anche come consolatore e guida ultraterrena dei morti, specialmente dei bambini.

    In quel periodo anche l'immaginario del bambino morto cambiò in modo funzionale alla nuova prospettiva ideologica. Adesso il simbolismo religioso comincia a farlo apparire, lo raffigura, lo rende presente in vari modi; ma la sua è una presenza triste, perché è immaginato in una dimensione di totale solitudine. È nel dopoguerra che il culto dei Mizuko (letteralmente "bambino d'acqua", perché il feto è associato al liquido amniotico del ventre materno) si definisce con chiarezza e a partire dagli anni '70 si diffonde in modo impressionante a tutti i livelli sociali. [...]
    Sulle pendici del tempio ci sono migliaia e migliaia di statuette di Jizo (in figura) adornate con bavaglini, berrettini rossi, mantelline: ognuna di esse è dedicata allo spirito di un bambino morto. Le forme rituali del Mizukokuyo sono più o meno complesse e dispendiose, possono variare da tempio a tempio, perché il culto è abbastanza recente e non si è ancora sedimentato né è stato codificato con precisione. Tuttavia si delineano delle costanti e alcuni temi religiosi di fondo che continuamente ricorrono. La donna che ha abortito si reca una o anche due volte al mese al tempio prescelto. Per non essere scoperta e mantenere l'anonimato sceglie un luogo di culto lontano da casa. Al tempio ha acquistato una piccola statua di pietra che raffigura Jizo e si nota immediatamente che l'immagine del bodhisattva ha subito un cambiamento radicale, perché ora porta i tratti di un bambino. I monaci hanno collocato la statuetta in un 'cimitero' a parte, riservato a questo culto e la donna l'ha 'vestita' con un berrettino rosso, con un bavaglino e una mantellina. Davanti alla statuetta la mamma accende una candela, brucia dell'incenso, recita dei sutra (= testi sacri buddhisti) e pone delle offerte, un ciucciotto, un biberon di latte, delle caramelle, dei piccoli giocattoli.
    È abbastanza diffusa la pratica di dedicare allo spirito del bambino un toba, una sottile barra di legno, intagliata per raffigurare in modo stilizzato uno stupa. Su di esso vengono scritte delle parole che esprimono la speranza della rinascita del bambino nella terra felice e pura del Buddha. Spesso, di fronte alla statuetta si vedono dei sassolini ammonticchiati. Li ha messi la mamma per aiutare simbolicamente il bambino nell'aldilà. Infatti si crede che gli spiriti dei mizukosi raccolgano lungo la Riva Sassosa del Fiume degli Inferi. Non riescono a passare l'altra sponda, perché i demoni impediscono loro di salire sulla barca che porta le anime al dilà delle acque, verso la pace ultima. In un'aria senza colori, nel silenzio grigio di un'attesa sempre vana, queste larve giocano: ammonticchiano sassi per farne degli stupa, in modo tale che questa permetta loro di raggiungerel'altra sponda o un'altra rinascita, ma i demoni glieli distruggono ogni volta.
    Prima di lasciare il tempio la donna dedica al suo bambino un Ema 絵馬, una tavoletta di legno decorata con disegni sacri su un lato; l'altro lato è lasciato libero perché si possano scrivere i propri desideri e le proprie speranze: appeso nel tempio, l'Ema ricorderà ogni giorno a Buddha la preghiera del fedele.

    La logica del culto impone alla donna di svolgere i riti di persona. Può succedere che paghi il tempio perché a date regolari i monaci recitino i sutra per pacificare lo spirito del bambino, ma questo non evita alla mamma il dovere di recarsi personalmente al tempio a pregare e a donare le offerte, pena l'aggravarsi dello stato di pena e di rabbia del mizuko. In questi ultimi decenni lo spirito del bimbo abortito è diventato un'anima angosciata, maligna e vendicativa contro i vivi. L'azione vendicativa non si dirige solo contro la madre, ma anche contro gli altri membri della famiglia, specialmente gli eventuali nuovi figli, per invidia nei loro confronti.
    Se la donna che ha abortito è una ragazza non sposata, si dice che lo spirito del mizuko le faccia perdere la capacità di concepire, le crei difficoltà a trovare marito, le faccia venire malattie gravi, faccia ammalare i suoi genitori e fratelli. Se, invece, la donna che ha abortito è sposata, si dice che il mizuko la faccia diventare frigida, provochi l'infedeltà del marito, faccia insorgere malattie e disagi psichici negli altri suoi figli, provochi, infine, incidenti sul lavoro ai famigliari.

    La società giapponese contemporanea ha rielaborato in linguaggio moderno il concetto antico della potenza maligna dei morti inquieti, creando un culto in grado di trasformare il dolore della donna che ha abortito in un profondo senso di colpa e di mantenere viva nel tempo questa angoscia segreta, attraverso il meccanismo della responsabilità verso il bambino morto e verso i parenti vivi. Lo spirito del mizuko rimane sempre un lattante, non cresce mai, dipende sempre da lei e per questo la donna non può liberarsi da lui.

    Informazioni prese da: ITINERARI NEL SACRO - L'ESPERIENZA RELIGIOSA GIAPPONESE, Massimo Raveri. Seconda edizione riveduta ed ampliata, 2006, Libreria Editrice Cafoscarina, Venezia.
    Ultima modifica di Aiko93; 14-04-2014 alle 00:36

  8. Top | #8
    Black Saint
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Waoh, veramente interessante!
    complimentoni!

  9. Top | #9
    Silver Saint L'avatar di Aiko93
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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Citazione Originariamente Scritto da Sgrakkio Visualizza Messaggio
    Waoh, veramente interessante!
    complimentoni!
    Grazie Sgrakkio! Appena ho tempo posto qualcos'altro.


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    Re: Curiosità sulla terra del Sol Levante

    Citazione Originariamente Scritto da Aiko93 Visualizza Messaggio
    Grazie Sgrakkio! Appena ho tempo posto qualcos'altro.
    Tutti noi ti aspettiamo!

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