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Discussione: Voci dal passato

  1. Top | #1
    Allievo L'avatar di virgo78
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    Voci dal passato

    Lascia a voi l'ardua sentenza.... Siate clementi ...
    N. B iniziamo con il prologo....




    PROLOGO

    Si narra di un tempo in cui una spietata guerra imperversò fra Atena Dea della giustizia e Ares Dio della guerra. ..
    Si narra come la dea Atena richiamò a sé i suoi devoti cavalieri contro Ares, il più feroce fra le divinità …
    Si narra come i Berserker del Dio Ares seminarono morte e devastazione in quell’ arcaico conflitto e di come l’antica dea della vittoria Nike, si schierò contro il suo stesso padre divino e corse nuovamente in aiuto della sua Dea …
    Si narra di come Atena, forte dei suoi cavalieri e della sua compagna divina, sconfisse Ares sigillandone l’anima nella sua stessa spada ….
    Ora quel tempo è tornato … i Berserker di Ares stanno per rompere il sigillo che teneva imprigionata, in un sonno privo di sogni, l’anima della loro Signore…

  2. Top | #2
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    Re: Voci dal passato

    Una guerra sacra contro Ares.... Mi ricorda molto la situazione di Hades e gli specter, comunque la tua credo avrà qualcosa di diverso
    Il prologo è scritto bene, è solo ripetuto troppo spesso "Si narra", è un pochino ripetitivo.

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  3. Top | #3
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    Re: Voci dal passato

    fatto apposta .... non è una ripetizione, un modo per narrare qualcosa di leggendario.
    P.s a breve il primo capitolo...
    p.p.s si si qualcosa di molto diverso

  4. Top | #4
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    Re: Voci dal passato

    Ok allora attendo! Puoi anticiparmi chi saranno i protagonisti principali?

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  5. Top | #5
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    Re: Voci dal passato

    ****I PARTE CAP 1****
    -Se ne è andato!- la ragazza cadde sulle ginocchia, grosse lacrime rigarono il suo viso roseo il vento gelido della Siberia portò lontano il suono di quelle parole. Una calda mano si poggio sulla sua spalla, Maia alzò lo sguardo verso il suo maestro – lo rivedrai… Cristal ha terminato il suo addestramento – disse l’uomo scrutando l’orizzonte come se cercasse qualcosa- e a te mancano circa due anni, poi lo rincontrerai.- le sorrise guardandola negli occhi celesti ancora umidi di lacrime, la ragazza annuì e si alzò da terra. Maia si avviò verso la casetta che per tanti anni aveva condiviso con il suo compagno d’armi, ora avrebbe affrontato da sola l’ultima prova…

    I primi raggi del sole inondarono la stanza, Maia aprì gli occhi a fatica, “di nuovo lo stesso sogno”, sospirò, chissà se quel passato l’avrebbe mai abbandonata; non era più tornata in Siberia dopo la morte del suo Maestro, ciò che più gli aveva spezzato il cuore era stato l’aver saputo che chi aveva messo fine alla vita del Maestro dei ghiacci prima e, di Aquarius dopo era stato Cristal. Anche lei come il suo amico, per volontà di un padre legato alle tradizioni, aveva intrapreso l’addestramento per diventare un cavaliere di Atena Con enormi difficoltà era riuscita a conquistare l’armatura delle Pleiadi e aveva fatto ritorno in Grecia, la sua Nazione d’origine, dove aveva trovato un padre orgoglioso di quella figlia che aveva cresciuto come un maschio ma, quel senso di orgoglio era durato poco. Il suo ritorno in Siberia e la sconcertante verità sulla morte del maestro dei ghiacci l’aveva allontanata da quella strada che la sua famiglia aveva seguito per generazioni. La morte di Aquarius, in seguito, aveva messo Maia di fronte quella scelta a cui il padre aveva reagito con grande disappunto. Maia aveva deciso di non recarsi al cospetto di Atena, come tutti cavalieri dovevano fare, ma di continuare per una sua strada, senza padroni. Era iniziato cosi il suo cammino “da lupo solitario”; aveva incontrato molti nemici e difeso molti innocenti, finché voci di una guerra lontana l’avevano condotta a Tokyo verso un mostro di nome Arago; arrivata agli ultimi scontri Maia aveva conosciuto cinque giovani, i samurai, con poteri simili al suo che non seguivano alcun padrone. Il loro spirito guerriero nasceva dalla volontà di distruggere il male di cui Arago e i suoi scagnozzi ne rappresentavano l’incarnazione. Lì in quel gruppo aveva trovato non solo compagni d’arme con cui condividere gli stessi ideali, ma anche amici fidati cui però aveva rivelato solo una parte della sua storia. Maia, infatti, non aveva mai spiegato il motivo del suo ripudio verso l’ordine dei cavalieri di Atena. Molte volte gli era stato chiesto, ma lei aveva cercato di eludere comunque la domanda. I Samurai avvertendo il suo senso di disagio avevano fatto cadere l’argomento fino a non domandarle più nulla del suo passato. Come poteva una Divinità chiedere a un discepolo di uccidere non uno ma entrambi i suoi maestri? Come poteva un discepolo, per quanto devoto alla sua Dea, levare una mano contro chi lo aveva reso cavaliere. Queste erano le domande che accompagnavano Maia ogni qual volta che i suoi pensieri tornavano ai tempi dell’addestramento quando, nonostante le avversità di una natura incontaminata dove i segni di vita si riducevano a qualche villaggio sparso qua e là, la vicinanza di un amico e del suo Maestro rendeva tutto più facile.

    Maia si alzò di scatto buttando di lato le coperte e si avviò verso il bagno, una doccia avrebbe lavato via quei ricordi spiacevoli.

    Uscì dal bagno con ancora l’accappatoio in dosso, il leggero bussare alla porta la fece sussultare:


    • Si ?- domandò
    • La colazione è pronta principessa!!!-

    La voce di Rio la fece sorridere.

    • Grazie, arrivo subito!!!-

    Sentì i passi del ragazzo farsi sempre più lontani, cominciò a cambiarsi in tutta fretta senza preoccuparsi di asciugarsi i lunghi capelli.
    Aveva imparato ad apprezzare ciascuno di loro, ognuno con un carattere diverso: Rio una persona coraggiosa
    era sempre pronto a rischiare la vita per i suoi amici; Simo il più pacifico del gruppo; Shido forte fisicamente ma estremamente impulsivo che riusciva a trovare il lato comico in ogni situazione; Kimo la mente del gruppo e infine Sami il più prudente e giudizioso. Con quest’ultimo Maia non era riuscita a instaurare lo stesso rapporto che aveva con gli altri, aveva l’impressione di trovarsi sempre un muro davanti.
    Aprì la porta e scese rapidamente le scale. Un profumo di uova strapazzate e pane tostato gli inondò le narici.


    • Mmm che profumino- esclamò sulla soglia della porta della cucina.

    Kimo la guardò sottecchi e sorrise.

    • Siediti – disse cercando di assumere un tono severo – è pronto-.

    Maia abitava nella casa di Rio da tanto ormai, ogni tanto si fermava anche Kimo da loro, figlio di un noto astronomo parecchie volte rimaneva a casa solo e , allora e si trasferiva per lunghe settimane nella villetta sul lago con lei e Rio.

    • Dov’è Rio?- domando Maia.
    • È fuori con Fiamma Bianca- rispose Kimo servendo le uova strapazzate con il pane tostato nei piatti.

    – Perché questi capelli bagnati?- domando Kimo osservandola.
    Maia sorrise, Kimo era attento ad ogni movimento dei suoi compagni, era un po’ la colla di quel gruppo, e riusciva a tenere insieme i caratteri più disparati.


    • Ho fatto di fretta Kimo – rispose Maia toccandosi d’istinto i lunghi capelli.
    • Buongiorno principessa!!! Ti sei svegliata-

    La voce di Rio distrasse Kimo, Maia sospirò, almeno per il momento si era risparmiata una tirata d’orecchie.

    • Buongiorno Rio, com’è la mattinata fuori- fece Maia.
    • Mmm - Rispose Rio stiracchiandosi -è arrivata l’estate finalmente-

    Il rombo del motore di un gip li fece voltare automaticamente verso la porta:

    • Deve essere Ambra- fece Kimo – di buona ora però, è prestissimo-.

    Osservò l’orologio da parete che segnava le otto e trenta.
    Ambra entrò accompagnata dal piccolo Danny, aveva il viso tirato. Nipote di un noto professore di letteratura all’università di Tokyo, era stato suo nonno a indirizzarla verso i samurai tuttavia non era riuscito a spiegargli tutto sui cinque ragazzi e le loro armature poiché era stato ucciso da un emissario di Arago. Negli anni Ambra aveva continuato gli studi e la sua passione per l’antico e, ora era responsabile del Museo di storie Antiche di Tokyo..


    • Buongiorno a tutti- fece il piccolo Danny.- Mmm che profumino-.

    Disse sedendosi a tavola. Danny era un po’ la mascotte del gruppo, era affezionato a tutti ma in particolare a Kimo.

    • Danny - fece Ambra con un tono che non ammetteva repliche-, va fuori a giocare con Fiamma Bianca- i tre ragazzi si guardarono tra loro, era ovvio che qualcosa non andasse.
    • Ok – fece il ragazzo tirando il broncio- posso prendere un po’ di pane tostato-, disse rivolto a Kimo.
    • Certo -rispose il ragazzo- prendine quanto ne vuoi- disse porgendogli il cestino.

    Il bambino prese tre fette di pane e si avviò verso la porta che dava sul giardino. Ambra si accertò che Danny fosse uscito poi aprì il suo computer portatile e avviò quello che doveva essere un filmato. I tre ragazzi si disposero alle spalle della giovane scambiandosi occhiate perplesse, poi Rio disse:

    • Si può sapere che è successo, sei entrata con una faccia da funerale!- Esclamò.

    Ambra gli rivolse un leggero sorriso poi concentro la sua attenzione verso lo schermo del computer il filmato non era ancora partito, si volse verso i ragazzi e disse:

    • Stanotte c’è stato un furto al museo- disse tutto di un fiato.
    • Quindi?? – domandò Kimo - da che punto di vista ci può riguardare un furto al museo?
    • Guardate- e avviò il filmato.

    Le immagini si concentravano su una teca di cristallo al cui interno si trovava una spada non di fattura giapponese come quella dei Samurai, ma risalente probabilmente a un’altra epoca, agli albori della storia quando l’uomo conviveva con il mito. Sulla lama della spada appariva quella che a Maia parve una pergamena, sbiancò leggendone la scritta.

    • Puoi… puoi ingrandire l’immagine su quel punto- balbettò Maia .

    Ambra sorrise e armeggiando con i tasti del computer ingrandì l’immagine, la ragazza sbiancò, Rio e Kimo colsero quello strano movimento e si scambiarono un’occhiata perplessa; da troppo tempo conoscevano quella ragazza per non accorgersi che qualcosa l’aveva turbata.
    Sul computer apparve una scritta doveva essere greco antico, pensò Kimo.

    -
    Aθáνa – sussurrò Maia.
    - Cosa?!- esclamò Rio

    Prese la parola Ambra:


    • E’ greco antico, c’è scritto Atena.-

    Disse continuando a guardare il monitor.
    - La spada in questione è stata trovata in una collezione privata, pare provenga dalla Grecia dove è stata rinvenuta ai piedi del Partenone di Atene. Non si sa molto su questo pezzo tranne che probabilmente era legata a una statua altrettanto grande….-.

    Lasciò la frase in sospeso

    - Tuttavia – continuò- questa è la parte forse più normale del filmato-


    • Infatti-, disse Rio- in fin dei conti si tratta di un pezzo d’antiquariato con una scritta sopra, cosa può spaventarti in tutto questo?- domando inarcando un sopraciglio.
    • Hai ragione Rio- fece Ambra armeggiando nuovamente con i tasti del computer- ma il filmato non finisce qui. Guardate.-

    Indicò qualcosa nello schermo che fece sudare fredda Maia. La scena passava dalla teca di cristallo a una figura nera che si avvicinava alla spada, il ladro in questione indossava un’armatura che nulla aveva a che fare con quella dei samurai, la sua fattura era identica a quella di Maia.
    - Non è tanto la presenza di quel ladro ad avermi fatto preoccupare, ma il fatto nemmeno un allarme sia scattato. Il guardiano poi, è stato rinvenuto in stato di choc con un’espressione di terrore sul volto- Ambra richiuse il computer e si giro a guardare i tre ragazzi

    - Non vorrei agitarvi, e non l’avrei fatto se tutto ciò non mi fosse parso alquanto strano, credo che purtroppo non si tratti di un semplice furto. Maia – continuò rivolgendosi alla ragazza che continuava a guardare lo schermo del computer come ipnotizzata- so che per te è un tasto dolente parlarne ma pensavo che forse avresti potuto dirmi qualcosa in più, forse in una tua qualsiasi visita ad Atene…-.

    - No!- la bloccò Maia girandosi di spalle, il capo chino e le mani strette a pugno- io non sono mai stata in Grecia –mentì- non ne so un bel nulla né di Atene, né del Partenone né dei lacché della Dea Atena!!-

    Si giro verso i tre amici: - Mi dispiace Ambra non né so nulla, ma, andrò a indagare in prima persona-

    Si avvicinò alle scale.

    - Dove credi di andare - la fermò Rio.

    - A vedere con i miei occhi quello che è successo- continuò Maia.

    - Non andrai da sola- intervenne Kimo - siamo un gruppo e ci muoveremo insieme. Rio verrà con te mentre io mi preoccuperò di avvertire gli altri-.

    Maia chinò il capo:- Ok, vado a cambiarmi. Andrò con Rio al museo, Ambra potresti accompagnarci?-

    Ambra sorrise – Sì, con piacere-

    Maia si avviò verso le scale che conducevano alla sua stanza. Improvvisamente il passato che tanto aveva tenuto lontano stava tornando.

    Kimo e Rio la osservarono: - Non avevano mai visto Maia così, sembra che abbia visto un fantasma.- affermò Rio.

    - Forse è cosi Rio- mormorò Kimo -



    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    a te la prima parte del 1 cap.....

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    ora vado.... aggiornamento a domenica ... la mia bambina mi aspetta

  6. Top | #6
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    Re: Voci dal passato

    Vedere tutti questi samurai mi ha lasciata un pò "così",visto che ci troviamo per lo più in un'ambiente come quello di Saint Seiya, ma mi sono abituata in fretta.
    La parte più interessante è stata quando hanno incominciato a guardare il furto della spada al computer.
    La reazione di Maia mi ha fatto sorgere qualche domanda:
    Cosa ne sa lei di quella spada?
    Nasconde forse qualcosa?
    Tutto il risentimento che prova per Crystal lo capisco, non conoscendo i fatti come stanno l'avrei odiato anch'io

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  7. Top | #7
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    Re: Voci dal passato

    Hai ragione Astrea , ma mi sono sempre chiesta che cosa sarebbe successo se i cdz e i samurai avessero incrociato le loro strade ... e ho dato voce ai mie pensieri
    Maia nasconde più di qualcosa ma forse nemmeno lei ne è a conoscenza... domani posto la seconda parte.
    tienimi aggiornata sulle tue opinioni un abbraccio

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    CAP seconda parte
    *******
    Il sole splendeva riflettendosi sui bianchi marmi delle dodici case di Atene, nulla faceva presagire qualche tipo minaccia eppure Isabel aveva avvertito quasi uno scossone dentro di se. La battaglia contro Nettuno era da poco terminata e, aveva lasciato dietro di se una scia di vittime condannate da un sovrano che bramava troppo potere. Dopo aver avvertito quella sensazione Isabel, aveva richiamato a se tutti i cavalieri. Seduta sui gradini della sala del trono, un tempo dimora di Arles, rifletteva su che cosa potesse minacciare questa volta l’equilibrio che si era creato, dopo la sconfitta di Nettuno; presa da quei pensieri, non si accorse dell’arrivo del cavaliere di Virgo.
    - Milady ….-.

    Isabel sollevò il capo e sorrise di fronte a quella visione angelica che trasmetteva un infinito senso di tranquillità, sarebbe stato inutile mentire sapeva che Virgo, nonostante cieco all’apparenza, vedeva molte più cose di tutti i Cavalieri messi insieme.

    La ragazza sospiro:- Il senso di angoscia che mi ha portato a convocarvi tutti nuovamente al grande tempio non mi abbandona da due giorni oramai. Ho la sensazione che qualcosa debba succedere da un momento all’altro ma cosa- si fermò sospirando di nuovo- non saprei dirti.- concluse chinando il capo

    Il cavaliere della sesta casa si avvicinò di più alla sua Dea:

    - Non tema Milady, anche questa volta ce la faremo. Disse calmo

    La ragazza sorrise, mostrando una tranquillità che sapeva di non avere

    Poi cercando di assumere un tono pacato disse :– i cavalieri sono arrivati tutti?-.

    Il Cavaliere fece un cenno di assenso:- Tutti Milady tranne Phoenix. Cristal è arrivato ieri sera dalla Siberia e Sirio stamattina dai Cinque Picchi ma di Phoenix nessuna Notizia.- continuo il cavaliere d’oro.

    Isabel sospiro di nuovo; Phoenix non era per nulla cambiato in quegli anni nonostante lo avesse ordinato cavaliere d’oro del Cancro non era riuscita a educarlo in questo; abituato a una vita da “ lupo solitario “ non riusciva proprio a fermarsi più di una settimana con gli altri cavalieri. A differenza di Sirio e Cristal, che comunque chiedevano il suo permesso anche per tornare nei rispettivi luoghi di addestramento, Phoenix non voleva sentire ragioni, non era abituato a tutte quelle smancerie; con questa frase l’ultima volta era sparito nel nulla nonostante le suppliche di suo fratello Andromeda. No Phoenix non sarebbe mai cambiato. Isabel sospirò di nuovo e si alzò dai gradini su cui era seduta accompagnata dal fruscio della lunga gonna. Poggiò una mano sulla spalliera del trono dorato facendo vagare il suo sguardo verso la tenda rossa che nascondeva le scalinate che conducevano alla statua d’oro della Dea. Chi o cosa avrebbero incontrato questa volta, e quanto dolore avrebbe riletto sul volto dei suoi amati cavalieri. Fu distolta dai quei pensieri dalla voce stridula di Mylock che inveiva contro qualcuno:

    - Razza di maleducato, come osi voler entrare nella sala del trono di Milady senza essere annunciato!!. – urlava.

    Isabel e Virgo guardarono verso il pesante portone che si apriva, accompagnato da un cigolio.

    - Avanti zucca pelata, non essere così fiscale Isabel è abituata alle nostre visite- la voce di Pegasus invase la stanza.

    -Come osi- continuo a urlare Mylock – devi rivolgerti a Lady Isabel con il dovuto rispetto. E tu- disse puntando il dito verso la fragile figura che

    era alle spalle di Pegasus – tu Andromeda, pensavo fossi diverso rispetto a questa massa di maleducati.-

    Andromeda senti il sangue fluire alle guance e divenne rosso come un peperone.

    - Ho tentato di fermarlo Mylock- continuò Andromeda ancora rosso in viso – ma non ha voluto sentire ragioni-.

    Lady Isabel osservò con sguardo cieco i due Cavalieri e sorrise, per la prima volta in due giorni ebbe un aspetto più rilassato notò Virgo

    - Mylock- il tono di Isabel non ammetteva repliche- lasciali entrare-

    -Ma Milady ….- piagnucolò Mylock.

    - ho detto lasciali entrare- ordino Isabel scandendo ogni singola parola.

    - Come desidera- chinò il capo Mylock in segno di rispetto- con voi due faremo i conti dopo- disse in un sibilo uscendo.

    - allora mia bella principessa- disse Pegasus avvicinandosi al trono dov’era Lady Isabel - cosa ti ha portato a convocarci tutti con tanta urgenza- continuò Pegasus sorridendo.

    Isabel osservò Pegasus, i capelli scompigliati come il solito e gli occhi di un bambino pronto sempre a combinarne una, negli quegli anni Pegasus era cresciuto da ragazzo era diventato uomo ormai, le battaglie lo avevano reso più forte e sicuro di sé ma non avevano scalfito quel carattere ribelle e provocatorio che era diventato quasi un marchio associato al suo nome.

    - Mi dispiace avervi convocato di fretta e furia – abbassò gli occhi Isabel- ma ancora non so con esattezza di cosa si tratta. Ho avvertito questo cosmo intenso che mi ha quasi schiacciata per qualche secondo, di natura sicuramente divina, vista la vastità con cui mi ha investito, ma chi o cosa sia ancora non lo so- sospiro la giovane.

    - Isabel, non sei riuscito a riconoscerlo?- domando il timido Andromeda.

    Isabel scosse la testa ma non rispose.

    - e tu Virgo ? - domandò Pegasus rivolto al cavaliere della sesta casa, come se si fosse accorto di lui solo in quel momento-, non hai capito nemmeno di chi possa trattarsi?-

    - No Pegasus, ho avverto anch’io questo potere enorme ma la sua presenza è durata troppo poco per poterlo riconoscere- rispose Virgo con la solita calma che lo contraddistingueva.

    Pegasus pensò in quel momento che probabilmente niente avrebbe potuto intaccare quell’espressione pacifica che il cavaliere della Vergine aveva stampato sul viso o meglio, qualcuno c’era riuscito, penso Pegasus sorridendo, ma al momento non era in quella stanza; d’istinto osservò Andromeda i lineamenti delicati erano tesi in un’espressione di nervosissimo; sì, pensò, erano proprio diversi i due fratelli, uno così “sfacciato” e rude, l’altro delicato e dolce. Scrollò le spalle, com’era strana la natura.

    - Bè allora noi cosa dovremmo fare?- Pegasus interrogò Lady Isabel

    - Al momento nulla Pegasus, non resta altro da fare che aspettare la mossa di quest’avversario, poi agiremo di conseguenza- rispose la ragazza.

    - Ok allora andrò a dare una bella spolverata alla casa del Sagittario, sai com’è oramai sta diventando un pezzo di antiquariato- sogghigno

    - Ma Pegasus- lo implorò quasi Andromeda- Per fortuna non c’è Mylock, gli farai prendere un infarto, prima o poi- continuò rivolto all’amico-.

    - Ma no- fece Pegasus con la solita aria strafottente- in fondo voglio bene a quella zucca pelata-.

    E si avviò verso la porta alzando una mano di spalle disse- Allora a dopo!!!-

    - con permesso Isabel- fece Andromeda chinando il capo- lo seguo prima che possa combinare qualche altro guaio-

    Isabel sorrise chinando il capo a sua volta e li osservò uscire dalla sala del trono, poi si rivolse verso Virgo quasi ad aver avvertito il suo sguardo su di sé.

    - avete un’altra espressione quando c’è, uno di quei cinque ragazzi qua intorno- osservò Virgo.

    Isabel sospirò- hai ragione- dovette ammettere- sono così spensierati che mi piange il cuore a vederli nuovamente impegnati in una nuova battaglia.- e si mosse per andarsi a sedere di nuovo sui gradini che portavano al trono d’oro.

    Virgo sorrise- No Atena, lei non riuscirà mai a sedersi su quel trono!!!-



    ***
    Cristal entrò nell’undicesima casa un tempo dimora del suo maestro Aquarius, i rumori della battaglia che si era consumata qualche anno prima, parevano ancora risuonare tra quelle bianche mura. Lady Isabel aveva fatto riparare tutti i danni provocati da quei potenti colpi, ma nulla avrebbe potuto curare la ferita lasciata dalla morte del suo maestro. Aquarius aveva lasciato il dominio delle energie fredde a quel discepolo che lo aveva superato in tutto, l’orgoglio del cavaliere dell’undicesima casa era stato ferito dalla presenza di quel giovane ragazzo che, aveva messo in discussione il suo stesso ruolo di cavaliere d’oro protettore della Dea Atena. Il potere delle fredde terre della Siberia non poteva essere diviso fra due persone, e cosi Aquarius aveva lasciato quella pesante eredità nelle mani di un cavaliere che mai avrebbe immaginato ciò.
    Preso da quei pensieri non avvertì la presenza dei due amici arrivati in quel momento.

    - Che fai Cristal- esordì Pegasus- contempli il soffitto-

    Cristal si girò di scatto. La voce di Pegasus lo aveva distratto da quei pensieri, la sensibilità non era certo il suo forte, penso Cristal.

    - chi poteva essere se non tu- fece Cristal tagliente.

    - Scusalo Cristal sai com’è fatto- fece Andromeda avvertendo la tensione nella voce di Cristal.

    - Non potrai continuare a scusarlo per l’eternità-

    Rispose Cristal.

    - Che ho detto di male- fece Pegasus imbronciato- penso solo che non sia il caso di continuare a rimuginare sul passato soprattutto con i guai che stanno per arrivare!- esclamo offeso per poi dirigersi verso la porta di uscita.

    - A cosa si riferisce- fece Cristal guardandolo uscire.

    - Ti spiegherà tutto Lady Isabel, Cristal - poi si fermò un attimo e guardando l’amico negli occhi disse:

    - però, in un certo senso Pegasus ha ragione, non puoi continuare a tormentarti per una colpa che non hai, non volevi quello scontro e lo sai benissimo- fece Andromeda con voce dolce.

    Cristal non rispose.

    - Ci vediamo dopo allora- disse Andromeda seguendo Pegasus. Si volto un ultima volta, prima di uscire dall’undicesima casa di cui Cristal ora ne era il custode, guardò l’amico che era rimasto immobile alle sue ultime parole. Cristal non aveva mai dimenticato quello scontro, aveva sofferto e continuava a farlo in silenzio, il suo carattere lo portava a essere taciturno e a non parlare mai di ciò che lo turbava. Andromeda lo sapeva

    bene, quel senso di colpa lo stava distruggendo, continuò a pensare scendendo i gradini che portavano alla decima casa ancora incustodita dopo la morte di Capricorn, un'altra vittima di Arles. Cristal a differenza di Andromeda e Pegasus, non si fermava mai per molto tempo al grande tempio, preferiva tornare in Siberia, rifugiandosi tra quelle fredde terre cercava di scappare da un passato che lo tormentava. Andromeda si domandò se l’amico avrebbe mai dimenticato tutto quello che lo faceva soffrire. D’istinto pensò al fratello, chissà dov’era in quel momento e se stava bene. Non aveva sue notizie da molto tempo, sospirò attraversando la decima casa. Phoenix avrebbe fatto il suo ingresso eroico nella prossima battaglia per poi sparire di nuovo senza lasciare traccia era fatto cosi.

    Il ragazzo usci dalla casa del Capricorno e si apprestò a entrare nella casa del Sagittario che Pegasus aveva ereditato direttamente da Micene, il cavaliere d’oro della nona casa, che aveva sacrificato la vita per il pianto di una bambina ancora in fasce. La guerra la madre di tutte le violenze era nuovamente in agguato.



    ****

    A Maia sembrò infinita la strada che portava in città; da quando aveva visto quel filmato sul computer di Ambra non aveva spiccicato parola Kimo e Rio, accortosi di quel mutismo, si erano limitati a osservarla senza farle altri commenti. Guardando fuori dal finestrino, a Maia parvero passargli davanti i cinque anni dell’addestramento in Siberia; chi avrebbe incontrato al museo, e se fosse stato Cristal o qualche altro scagnozzo di Atena lei come avrebbe reagito, in fin dei conti quello che aveva visto sullo schermo del computer era un ombra.

    Rio la osservava dallo specchietto retrovisore, Ambra lo guardò sottecchi e, cercando di alleviare un po’ la tensione disse

    :- Fiamma Bianca è sempre li? -

    -Si - si fu la secca risposta di Rio; era ovvio che il samurai fosse preoccupato per Maia, penso Ambra, in fin dei conti era diventata loro compagna d’armi e amica. Quella ragazza l’aveva sempre incuriosita, era comparsa così dal nulla e aveva salvato Simo dall’attacco di un guerriero del male. I samurai, un po’ diffidenti all’inizio, in seguito si erano legati a lei come a una sorella. Tutti tranne Sami che aveva mantenuto un certo distacco da Maia; cosa insolita per il Samurai della luce, padrone della virtù della sensibilità. Tante volte Ambra, avrebbe voluto chiederle del suo passato ma Maia riusciva in un modo o in un altro a svincolarsi dal discorso. Cosa l’aveva allontanata da Atena? Perché aveva ripudiato gli ideali per i quali era diventata cavaliere? Domande cui Ambra ancora non riusciva a trovare una risposta, anche se, dopo la reazione di Maia quella mattina non aveva più dubbi, qualcosa di terribile l’aveva portata tanto lontana dalla sua Dea. In quel momento i suoi pensieri furono interrotti dalla vista degli alti palazzi della città.

    - Siamo quasi arrivati-, disse, ma non ebbe alcuna risposta.

    A Maia sembrò di ricevere un pugno nello stomaco.

    “Ci siamo”, penso sospirando, “ avanti Maia cosa vuoi che succeda, anche se ti troverai davanti Cristal è difficile che ti riconosca. – continuo mentalmente – “ma a chi voglio prendere in giro”.


    -Eccoci- fece Ambra parcheggiando davanti al museo.
    Scesero tutti e tre dalla gip rossa, Rio si guardò intorno quasi a voler cercare qualcosa, sempre seguito dall’inseparabile Fiamma Bianca, poi si girò verso Maia e la trovò con il naso all’insù a fissare un punto indefinito sul lato opposto della strada.

    -Va tutto bene?- chiese.
    -C’è qualcuno lassù- fece Maia guardando il punto più alto del palazzo di fronte a loro.
    -Non vedo nulla- fece Ambra guardando anche lei verso l’alto.
    -Io lo sento e, non è nulla di buono-. “Non deve essere un cavaliere di Atena”, aggiunse mentalmente, “il cosmo che lo accompagna ha qualcosa di oscuro, bè perlomeno non mi troverò faccia a faccia con uno di loro”.
    Poi andò verso la gip, aprì il bagagliaio e prese lo scrigno contenete la sua armatura. Per un attimo sfiorò i bassorilievi che rappresentavano le sei pleiadi poi, come se uscisse da un sogno, si mise lo scrigno sulle spalle e si avviò versò l’edificio di fronte.

    -Dove stai andando ?- fece Rio allarmato seguendola.
    Non capiva cosa stesse succedendo a Maia ma il suo volto, di solito dolce e sorridente, era diventato una maschera di durezza.

    -Vado a vedere chi ci spia- rispose.
    Rio istintivamente guardò verso l’alto.
    - Ok Maia, ma senza di me non andrai in nessun posto, anche perché Kimo e gli altri mi ucciderebbero con le loro mani se ti succedesse qualcosa-.

    Maia si fermo sul primo gradino del palazzo e sorrise.


    -Non ho nessuna intenzione di andare da sola, ma indosserei la protoarmatura* se fossi in te non è il caso di rischiare, anche perché non credo che chi ci stia guardando sarà molto gentile nei nostri confronti- disse continuando a sorridere.
    Rio annuì e superandola entrò nel portone del palazzo, accompagnato da Fiamma Bianca, dove avvolto da una luce intensa, indossò la protoarmatura.
    Maia di suo, indossò l’armatura delle Pleiadi. Il blu oltremare delle vestigia metteva in risalto il biondo castano dei capelli della ragazza, i suoi occhi però non erano del solito colore, celesti come il cielo a primavera, ma avevano assunto tonalità più scure.

    Alle loro spalle comparì Ambra:

    -Vengo con voi – disse

    -Non credo sia il caso Ambra-, rispose Rio- non sappiamo che ci aspetta lassù, e in quanti sono, non vorrei corressi qualche rischio inutile.- concluse.

    - E’ vero Ambra- continuò Maia- e poi chi farà da guida agli altri quando arriveranno, non vorrai mica che Shido abbatta tutti i palazzi prima di trovarci. - Continuò sorridendo.

    - Ok va bene ma voi siate prudenti- disse chinando il capo.

    Rio e Maia si avviarono per le scale, era un edificio di quattro piani, che terminava con una porta che dava sul terrazzo.

    Giunti davanti a quella porta Maia sostò un paio di minuti; Rio si accorse di quell’ incertezza e d’istinto mise la sua mano su quella della ragazza:

    - Andrà tutto bene Maia- concluse sorridendo il ragazzo.

    Maia annui e abbassò la maniglia della porta di metallo che dava sul terrazzo.


    ****
    Kimo andava avanti e indietro per il soggiorno, era riuscito a rintracciare Simo e Shido che sarebbero arrivati da lui nel giro di dieci minuti, ma di Sami nessuna traccia.

    -Avanti, rispondi a questo maledetto telefono- imprecò, continuando a girare per la stanza.
    Il piccolo Denny lo osservava comodamente seduto sul divano ma non ebbe il coraggio di dire nulla, conosceva bene Kimo e sapeva che in quei momenti era meglio non parlare.

    -Ah finalmente rispondi Sami – disse Kimo quasi urlando- questa forse è la trentesima volta che ti chiamo. Dove ti trovi?- continuò attendendo la risposta del suo interlocutore.- Perfetto, la palestra quanto dista dal museo, dove lavora Ambra?- ancora silenzio in attesa della risposta di Sami. – allora recati, immediatamente lì, Maia e Rio, sono andati al museo con Ambra, c’è qualcosa che non va nell’aria Sami, e quei due pazzi scalmanati chissà cosa sono in grado di combinare!!!- continuo Kimo attendendo la risposta dell’amico.
    -Ok allora ci vediamo lì. - e chiuse la telefonata. Poi si rivolse al piccolo Denny:
    – Tu resterai a casa Denny, non voglio farti correre rischi.- disse con un tono che non ammetteva repliche.
    Il bambino mise il broncio e disse- Ma potrei esservi d’aiuto.- quasi piangendo.


    -No!- ordino Kimo - non sappiamo chi ci troveremo davanti- poi si addolcì, non riusciva mai a essere troppo duro con quel bambino che aveva imparato ad amare come un fratello più piccolo- cerca di capire Denny - disse avvicinandosi e scompigliandogli i capelli- questa volta non è come le altre, farai il buono?- chiese.
    -Va bene Kimo - rispose il piccolo abbassando gli occhi – farò come mi dici.-
    Il suono continuo del campanello li avverti che erano arrivati Simo e Shido.
    - Bene - fece Kimo avviandosi alla porta – sono arrivati- continuò aprendo.

    Si trovo davanti Simo e Shido, avevano ancora i capelli bagnati era ovvio, penso Kimo, che stavano rilassandosi al lago. Provò un po’ di rammarico per averli disturbati ma, la situazione esigeva la loro presenza. Shido disse – Allora si può sapere che è successo- aveva ancora il fiatone.


    -Non ho tempo di spiegarvi ora, muoviamoci, Sami è già lì- disse Kimo tutto di un fiato, e senza dare il tempo di rispondere li spinse verso l’uscita. Si voltò solo per salutare il piccolo Denny che era rimasto
    a guardali in silenzio – fai il bravo bambino ok?- aspetto il gesto di assenso di Denny e poi uscì lasciando il piccolo a fissare la porta.

    ***
    Sami restò un paio di minuti immobile a fissare il telefonino, poi lo ripose in tasca e si apprestò a uscire. La palestra distava dal museo un paio d’isolati, avrebbe impiegato una decina di minuti ad arrivarci. La chiamata di Kimo l’aveva raggelato, sapeva bene che l’amico si comportava in quel modo solo quando c’era qualcosa che lo turbava; ciò che agitava di più Sami era però, non sapere a cosa stavano andando incontro Rio e Maia.
    Mentre camminava lungo una scorciatoia che lo avrebbe portato prima al museo, si ritrovò a pensare a quegli occhi come il cielo, a quella ragazza che aveva movimentato la vita dei cinque samurai, non sapeva perché ma la sentiva in pericolo, come se un’ombra fosse calata su di lei. Si apprestò a girare l’ultimo angolo e si trovò davanti alla gip di Ambra, la ragazza con le braccia incrociate sul petto appoggiata allo sportello dell’auto, appena lo vide sorrise:

    - Finalmente sei arrivato?- disse.

    - Sì, e vorrei capire che sta succedendo, visto che Kimo non mi ha detto un bel niente!!!- continuo Sami con lo sguardo cupo.

    Ambra sorrise e brevemente raccontò quanto era accaduto a Sami, poi alzò lo sguardo verso il punto in cui si trovavano Maia e Rio:


    -Che staranno combinando?- sospiro
    -Bè se non abbiamo visto nessuno volare da lassù vuol dire che ancora sono calmi!!!.- una voce dietro di loro li fece sobbalzare.
    -Siete arrivati!!!- Quasi urlò Ambra accogliendoli con un sorriso.
    -Dove sono Maia e Rio?- domando preoccupato Simo.
    -Sono già lassù – rispose Sami cupo.
    La risata di Shido fece voltare tutti.
    -Che hai da ridere?- chiese Kimo un po’ infastidito da quel comportamento, non era certo il momento di scherzare.

    -Rido perché quei due pazzi si vanno a cacciare sempre nei guai, anzi questa volta devo rimproverarli perché non mi hanno aspettato.-

    Disse Shido continuando a ridere.

    - Cosa ci trovi di tanto divertente non l’ho capito, comunque muoviamoci- lo rimproverò Kimo, poi rivolto verso Ambra disse:- Tu resta qui Ambra, non vorrei….-ma non fece in tempo a finire la fase, Ambra scatto come se l’avesse morsa qualcosa.

    - E no caro Kimo, io non starò qui a fare la guardiana all’auto, se permetti questo furto mi riguarda da vicino, visto che l’oggetto è stato rubato dal museo di cui io sono responsabile.- concluse .

    Kimo rimase senza parole di fronte alla reazione di Ambra, poi sconfitto disse:- Và bene, Ambra, ma rimarrai dietro di noi.-

    Dopo aver ascoltato la sua risposta, la ragazza si girò di spalle e si avvio verso l’ingresso del palazzo.

    - Eh le donne amico – fece Shido passandogli affianco e seguendo l’amica.

    - non prendertela Kimo, sai com’è fatta Ambra, non correrà alcun rischio- lo consolò Simo – ora sbrighiamoci però- continuò guardando il punto più alto del palazzo – lassù hanno bisogno di noi.-

    E si avviarono verso il portone seguiti da Sami.


    ***
    Maia aprì la porta, i suoi occhi furono feriti dalla luce del sole, e non si accorse delle due figure poggiate al muretto che recintava l’intero terrazzo. Fu Rio a notarle per primo e disse:- Avevi ragione, c’è qualcuno qui. – bisbigliò.
    Gli occhi di Maia si abituarono a quella luce e scorse le due figure; una possente l’altra più esile, entrambe avvolte da un mantello scarlatto; erano girate di spalle, ignorando la loro presenza, eppure Maia, ne era certa, la porta aprendosi aveva prodotto un sinistro cigolio. C’era una strana tensione nell’aria, palpabile quasi con mano, penso Maia.

    - Ben arrivati-, fece una delle due figure, la voce sensuale e quasi ammaliante, era senza dubbio quella di una donna, pensò Maia. I fatti lo confermarono; l’esile figura si staccò dal muretto e voltandosi cominciò ad avvicinarsi a loro- Vi stavamo aspettando-. Continuò

    A Maia quella voce già dava su i nervi, la donna si muoveva con fare sinuoso, il mantello scarlatto si avvolgeva alle sue flessuose gambe, i capelli neri, che incorniciavano un viso pallido e spigoloso, ondeggiavano mossi da un vento invisibile e i suoi occhi blu, come la notte senza stelle, parevano scrutarla fino al fondo della sua anima.

    - Maia delle Pleiadi- continuò scandendo bene le parole- che ci fa un cavaliere di Atena in Giappone e in compagnia di un samurai - disse accompagnando le parole con un gesto del capo che indicava Rio.

    Maia, mascherando l’improvvisa irritazione che provava nei confronti di quella donna sorrise dicendo:

    - E’ maleducazione non presentarsi, e chiamare per nome chi invece ignora la tua esistenza, signorina, con chi ho l’onore, o forse no, di parlare- rispose beffeggiandola.

    - Insolente!- s’irritò la donna – come osi rivolgerti a me in questo modo, neanche immagini con chi stai parlando.- continuò quasi urlando.

    Rio pur tenendo fissi gli occhi sull’altra figura, possente come una roccia, sorrise ascoltando Maia. La conosceva bene oramai e, sapeva che una delle sue più grandi “virtù”, era fare perdere la pazienza a chi aveva di fronte.

    Maia continuò:- E’ di grazia- disse deridendola- chi sei tu?-.

    - Razza di arrogante io…- e fece un altro passo ma fu fermata dalla figura che intanto era venuta avanti; a Rio sembro un colosso, l’uomo indossava sotto il mantello scarlatto, un’armatura che ricordava delle vestigia spartane, l’elmo sotto il braccio, era completamente calvo. Gli occhi apparivano come fessure sotto le sopraciglia folte e, il viso abbronzato e rude era incorniciato da una barbetta nera; sotto il mantello Rio intravide la spada che era stata rubata al museo. Si mise in guardia, “ accidenti” pensò, “quando arriveranno gli altri”. Non sapeva perché ma aveva la sensazione che quelli che aveva di fronte non erano semplici guerrieri, non osava nemmeno immaginare cosa avrebbe potuto fare quel gigante se avesse solo sfiorato Maia. D’istinto cerco con lo sguardo la ragazza; lei, il viso tirato in un’espressione di nervosismo, aveva stampato un sorriso beffardo sulle labbra.

    - Ragazzina – tuonò l’uomo- porta rispetto verso i cavalieri di rango più alto-. E a Rio parve che la fulminò con gli occhi.

    - E chi mi dice che voi siate cavalieri di rango più alto del mio, in fin dei conti le informazioni che avete sul mio conto non sono del tutto corrette.- continuo Maia sempre con il sorriso sulle labbra.

    “Ora la ammazza “ penso Rio e si avvicino di più alla ragazza, anche Fiamma Bianca appariva nervosa, notò il samurai.

    - E in che cosa abbiamo sbagliato - disse l’uomo.

    - Io non sono un cavaliere di Atena - Maia scandì ogni singola parola.

    - A no – fece l’altra donna sorridendo e mettendo in mostra una fila di denti bianchissimi- eppure a me sembra che, indossi un’armatura che ricorda molto quella dei tuoi compagni.-

    Maia divenne paonazza in volto ma mantenne la calma, poi disse:

    - I miei compagni sono i Samurai, io non sono un segugio di Atena, voi piuttosto siete le marionette nelle mani di quali divinità?- disse acida.

    Rio vide il volto dell’altra donna divenire ancora più bianco:

    - Razza di impertinente, come osi rivolgerti in questo modo a noi cavalieri di Ares- disse quasi gridando.

    “Ecco svelato il mistero” penso Maia.

    - I cavalieri di Ares- ripeté Maia- e che ci fanno due nobili cavalieri del vostro rango, cosi lontani dalla loro terra natale?- li sbeffeggio ancora Maia.

    - Ora basta ragazzina- prese la parole la figura alle spalle della donna- io sono Kratos “ la potenza” e, la donna al mio fianco è Alala “ il grido di guerra”. Siamo i seguaci di Ares, accompagnavamo il Dio della guerra nelle battaglie agli albori della storia, e se ci troviamo cosi lontani “dalla nostra terra natale” e, perché la spada in cui è racchiusa l’anima del nostro signore, che Atena sigillo ai tempi del mito, era custodita in quel museo. Tu cavaliere senza padroni, come osi insultare noi che siamo tuttora riconoscenti al Dio che ci ha investito a Cavalieri.-

    Kratos avanzò di un altro passo. Rio guardò Maia, la ragazza fissava i due cavalieri, gli occhi in fiamme, rispose con tutto l’ardore di cui era capace: -Chi sia il vostro Dio poco importa, - la voce quasi ridotta a un sibilo –se vi obbliga a rubare per lui pur di essere riportato alla luce, per la sua smania di potere, e pari ad Atena che obbliga i suoi cavalieri a uccidere i loro stessi maestri. Divinità senza spina dorsale che usano voi, perché loro sono troppo codardi per mostrarsi in prima persona-.

    Maia aveva alzato la voce, le sue parole furono accompagnate da un vento gelido e il suo corpo circondato da un’aurea bianca; Rio ebbe l’impressione che Kratos avesse toccato un tasto dolente per Maia. In quel momento, il samurai notò la presenza degli altri quattro compagni che erano comparsi sulla porta che dava sul terrazzo, seguiti da Ambra. I ragazzi si avvicinarono; fu Shido a parlare per primo:- Comincia a far freddo qua, hanno urtato la suscettibilità di Maia. - Disse con il solito umorismo.

    “ Non hanno sentito nulla “ penso Rio, ma i suoi occhi incontrarono quelli di Sami, sembrava essere diventato una statua di ghiaccio, poi la voce di Maia lo distrasse dai suoi pensieri. Piccoli fiocchi di neve cominciarono a cadere dal cielo limpido; il Cavaliere delle pleiadi stava facendo ricorso al suo potere, la ragazza ordinò con voce alta:

    - Ora, voi due tornerete da dove siete venuti, e lascerete qui quella maledetta spada, il dio della guerra non si ridesterà dal suo sonno, io non ve lo permetterò.- concluse.

    La risata sguaiata di Alala infervori ancora di più lo spirito guerriero di Maia, i cinque samurai la guardarono come se la vedessero per la prima volta; in rare occasioni avevano avuto modo di sondare il suo potere, ma mai era stato cosi visibile. Il guerriero di Ares continuò dicendo:

    - Padrona delle energie fredde- osservò Alala incrociando le braccia sul petto- devi essere stata discepola de Maestro dei Ghiacci e di Aquarius, il cavaliere d’oro che presiedeva all’undicesima casa; voci di guerra dicono che sia caduto nella battaglia delle dodici case, per mano del suo stesso allievo Cristal il Cigno- avanzò verso Maia poi continuò, provocandola – dicono che sia Cristal stesso, ora a essere custode dell’undicesima casa, e per questo che hai ripudiato Atena?- domando con una voce che a Sami parve quella di un serpente.

    “ Ora si spiega tutto “ pensò, e cerco lo sguardo dei suoi compagni; anche loro avevano collegato i pezzi del mosaico che ricostruiva il passato cui Maia cercava di sfuggire. In quel momento fu Kimo a interrompere la conversazione, forse per cercare di placare l’animo di Maia:

    - Ora basta! Ridateci quella spada e poi sparite, cosi come siete comparsi, nel nulla- Ordino il samurai del Cielo poi guardò il cavaliere delle Pleiadi.

    Il vento da prima leggero divenne quasi bufera, Maia concentrava il suo potere nelle due mani, a Sami parve una sfera di cristallo, lì in quel turbine di aria e gelo si concentrava tutta la rabbia di Maia, ora capiva il motivo del suo ripudio verso quella dea cui doveva obbedienza, ora capiva perché la ragazza cercava sempre di deviare il discorso quando si parlava del suo addestramento della sua investitura a cavaliere dei suoi maestri. Ma chi era questo Cristal il Cigno? Si chiese. Tutto ciò che era avvenuto negli anni passati, aveva dovuto spezzare il cuore di Maia e lei aveva cercato rifugio sì nella lotta contro il male, ma lontano da padroni.

    La ragazza, dopo un paio di minuti di silenzio, chinò il capo a guardare ciò che si era concentrato nelle sue mani. Poi con occhi di fuoco, ma che a Sami parvero pieni di tristezza, fissò Alala e disse:

    - Non osare in mia presenza nominare quel vigliacco, lui che per amore di Atena ha levato la mano su entrambi i suoi maestri, lui che per essere un fedele segugio di quella che si proclama dea della giustizia ha rinnegato chi lo aveva reso cavaliere, non osare Alala, e questo non è un avvertimento ma un ordine!!-.

    Fu una frazione di secondo, che ai samurai parve un’eternità, sembrò che il cielo stesso si fosse scagliato contro Alala, che si ritrovo a terra con il pettorale dell’armatura completamente congelato.

    Shido, che come gli altri samurai, era rimasto pietrificato dalla reazione di Maia, disse: - E’ dunque questo il potere delle stelle- nei cinque anni di lotta fianco a fianco non aveva mai visto Maia combattere con tanto ardore, poi si rivolse agli altri- dobbiamo fare qualcosa, non credo che Maia si fermerà, e se continueremo cosi, scateneremo un’altra guerra- continuo fissando la ragazza.

    Simo rispose:- Credo che la guerra sia già iniziata Shido, questa volta però non penso che saremo gli unici protagonisti-. Continuo pensieroso.

    - Che vuoi dire?- lo interrogò Rio.

    - Che la stanno provocando di proposito Rio, non te ne sei accorto?- fece Sami e, avanzò verso Maia.

    La ragazza, ancora in preda alla rabbia disse: - Cedimi quella spada Alala, subito.-

    La donna si levò da terra aiutata dal suo compagno, ancora frastornata dal colpo subito si asciugò il rivolo di sangue che colava dall’angolo della bocca con il dorso della mano, guardò con occhi che brillavano di soddisfazione Maia, poi alzò il braccio; a quel gesto una decina di guerrieri tutti con vestigia nere come la notte circondarono i samurai.

    -Sei la degna discepola dei tuoi maestri, mi complimento Maia delle pleiadi, mai nessuno mi aveva atterrato con un colpo solo- poi scoppio in una ristata isterica.

    - Cosa ci trovi di tanto divertente- s’intromise Rio.

    Fu Kratos ad intervenire: - Non ve ne siete accorti Samurai.- fece abbozzando un ghigno malefico.

    - Di cosa?- fece Simo

    Kratos, si avvicino a Maia; Sami dietro di lei si preparo ad intervenire.

    - La provocazione, devo dire ben riuscita di Alala, vi ha distratto per bene.- disse il gigante.

    A quelle parole segui l’urlo di qualcuno Maia si volto di scatto; Ambra, svenuta, era tenuta fra le braccia di uno dei guerrieri comparsi dal nulla.

    - Maledetto, lasciala!- urlò Maia, e fece per scagliarsi contro il guerriero che teneva prigioniera Ambra, ma fu fermata per il braccio da Kratos che la attiro verso di se a gli assesto un pugno sotto lo sterno. Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime:- Perché - sussurro, poi svenne fra le braccia del guerriero.

    Alala che si era gustata tutta la scena, rimanendo però al sicuro dietro le spalle possenti di Kratos, scoppio in una risata malefica.

    - Perché il nostro obiettivo non era solo la spada di Ares, per risvegliare il nostro signore c’è bisogno, infatti, anche del sangue innocente della sua ultima guardiana, in questo caso la vostra amica. Dopo che il nostro signore si sarà ridestato dal suo sonno, egli stessa diventerà seguace del Dio della guerra. - e continuo a ridere.

    - Maledetta- Sibillo Sami.

    Gli occhi del samurai si spostarono dai suoi amici, che erano tutti circondati, al corpo esamine di Maia fra le braccia di Kratos.

    “devo liberarla” penso, e si scaglio verso il gigante che colto alla sprovvista indietreggio inciampando nel suo stesso mantello.

    Approfittando di quella situazione Sami prese Maia. Gli altri Samurai, vista la reazione dell’amico si avventarono sugli altri guerrieri.

    Indietreggiando Alala si rivolse a Kratos: - Abbiamo assolo il nostro compito, o quasi- disse guardando Maia- possiamo togliere il disturbo.-.

    - Sono d’accordo- disse il gigante alzandosi da terra e guardando il cavaliere delle Pleiadi fra le braccia del Samurai continuo sorridendo – Sarà lei a venire da noi.- poi si voltò di spalle e facendo un gesto con il braccio ordino agli altri guerrieri, impegnati a difendersi dai samurai, la ritirata.

    - Vigliacchi !!!- grido Shido – tornate indietro.- e si apprestò a seguirli, ma fu fermato da Kimo che disse – Fermati Shido, e vieni ad aiutarmi Simo è ferito.- concluse Kimo avvicinandosi al samurai ferito a una spalla dai nemici.

    Rio intanto accorso ad aiutare Sami si avvento su Kratos, che schivandolo si allontano con una serie di balzi mostrando un’agilità non proporzionale alla sua mole.

    - Ci rivedremo Samurai- Urlò Alala e si allontanò definitivamente, accompagnata da Kratos e gli altri guerrieri scomparendo fra i palazzi.

    - Maledetti- sibilo Rio- poi si volse a guardare Maia, svenuta fra le braccia di Sami –

    Il samurai intuendo la preoccupazione negli occhi dell’amico disse:

    - è solo svenuta, ma credo che quei due abbiano riaperto una ferita nel suo cuore.- poi distogliendo lo sguardo dalla ragazza lo rivolse agli altri amici che si stavano avvicinando, Shido sorreggeva Simo ferito. Fu Kimo il primo a parlare – Dobbiamo riprenderci quella maledetta spada e Ambra:

    - Sì ma come faremo-, disse sconsolato Simo – non sappiamo nemmeno, dove l’hanno portata.-

    - Lo sappiamo invece- disse il saggio Kimo facendo voltare tutti verso di lui – Ares è un dio greco, quindi è li che sono diretti, credo che Maia dovrà affrontare nuovamente i fantasmi del suo passato.-

    - che vuoi dire?- lo interrogo Rio.

    - che saremo costretti a rivolgerci alla divinità che imprigionò l’anima di Ares nella notte dei tempi – Spiego Kimo.

    - Atena…- Simo lascio la frase a metà, e d’istinto guardo la ragazza svenuta fra le braccia dell’amico.

    Rio si avvicinò e asciugò una lacrima che si era fermata sulla guancia rosea della giovane.

    Sami d’istinto la strinse più forte al petto. Una morsa gli attanagliò lo stomaco. Come avrebbe reagito Maia a quella notizia? Si chiese. Forse quella era la prima volta che aveva un contatto diretto con la ragazza, l’aveva tenuta sempre lontana alzando un muro invisibile, non era riuscito come gli altri a instaurare quel rapporto di complicità con Maia. Il passato sconosciuto della ragazza lo inquietava e lo portava a non fidarsi di lei; ora vedendola cosi indifesa fra le sue braccia, pensò a quanto quella fragile fanciulla avesse sofferto in passato.

    Alzando gli occhi verso gli amici disse: -Portiamola a casa ragazzi, quando si risveglierà, penseremo al da farsi.-

    -Hai ragione – fece Shido – è inutile rimuginare da ora, ci penseremo al momento opportuno, e poi a stomaco vuoto non si ragiona.-

    Sami ringraziò mentalmente l’amico, che con il suo buon umore riusciva sempre a sollevare l’animo di tutti. Già, al risveglio di Maia avrebbero pensato al da farsi. Si avviarono verso l’uscita del palazzo, seguiti da Fiamma Bianca che vegliava su di loro come un angelo custode. Sami non sapeva perché, ma in cuor suo sentiva che questa guerra gli avrebbe portato via qualcosa d’importante.



    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    a domani... sperto con il secondo capitolo

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    scusate... spero volevo dire

  8. Top | #8
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    Re: Voci dal passato

    È stato lunghissimo, saranno stati due capitoli in uno!
    Almeno ne è valsa la pena
    La frase di Virgo mi ha incuriosità, lui che è così fedele ad Atena... Cosa avrà in mente? Mi è sembrato strano il suo comportamento.
    Finalmente abbiamo scoperto che Maia è l'ultima guardiana di Ares! È stato davvero un bel colpo di scena.
    Mi chiedo però perchè Alala e Kratos abbiano rapito Ambra, l'avranno presa solo come ostaggio? Incomincia a prendere pieghe interessanti la tua fanfiction

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  9. Top | #9
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    Re: Voci dal passato

    no Astrea Maia non è l'ultima guardiana di Ares ci sarà un altro colpo di scena
    ps a quale battuta di virgo ti riferisci????pps cmq seguirò il tuo consiglio suddividerò i capitoli sennò ci si addormenta

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    Re: Voci dal passato

    Citazione Originariamente Scritto da virgo78 Visualizza Messaggio
    no Astrea Maia non è l'ultima guardiana di Ares ci sarà un altro colpo di scena
    ps a quale battuta di virgo ti riferisci????pps cmq seguirò il tuo consiglio suddividerò i capitoli sennò ci si addormenta
    Mi riferisco all'ultima battuta, quando dice: -No Atena,lei non riuscirà a sedersi su quel trono!!-, avrò frainteso io?? A me è sembrato sospetto

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