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Discussione: ~ Una piccola Saint ~

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    Marine L'avatar di Miyabi-chan
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    ~ Una piccola Saint ~

    Capitolo 1

    Erano in due le figure sedute sul prato, aspettando un’altra meravigliosa alba da ammirare. La più piccola rimase accoccolata tra le braccia del padre, che non smetteva di fissare l’orizzonte.

    “Quando arriva il sole?” chiese pigramente la bimba, strofinandosi nuovamente gl’occhi con le sue piccole manine paffute.
    “Devi aspettare ancora un pochino.” le disse pazientemente l’uomo, che sentendola scivolare via, la strinse ancora più a sé. “Guarda là… Tra poco nascerà un nuovo giorno.” continuò dolcemente, indicandole l’orizzonte, che si faceva sempre più chiaro.
    “Perché? L’altro quand’è morto?” chiese ingenuamente la piccola, facendo ridere il papà. “Cosa ho detto stavolta?!” chiese poi, un po’ infastidita.
    “Niente, niente. Guarda… Ecco il sole!” esclamò sottovoce, fissando il disco dorato fare timidamente capolino dal mare.
    Anche la bimba volse il sguardo verso quel grande cerchio luminoso e sul volto nacque un altrettanto radioso sorriso.
    “Che bello!! E’ così caldo… E’ bello! E’ bello ricevere tutta questa calda luce! Guarda, guarda! Che bei colori!” esultava la bambina, tutta contenta ed emozionata per quel naturale evento.
    Rimasero così, uno seduto sul prato bagnato dalla rugiada e l’altra in piedi con le braccia alzate per vivere al meglio ogni attimo, ogni respiro del vento, ogni singolo raggio di quel nuovo giorno.

    “Lo spettacolo è finito. Torniamo a casa?” chiese dolcemente il papà, invitandola ad andare.
    “Torneremo ancora a guardare il sole che nasce, vero?”
    “Certamente!”
    “E la prossima volta portiamo anche mamma?”
    “Oh, lei l’ha visto così tante volte… Ma la prossima volta invitiamo anche lei!”
    “Non vedo l’ora di raccontarle tutto tutto!”
    Così, i due s’avviarono verso casa.

    ***


    “Noto con piacere che finalmente ci siamo svegliati!” esclamò il padre, posando l’ultima tazza sulla tavola apparecchiata.
    “Ehi, ho passato due notti in bianco! Volevo dormire almeno un po’… Non possiamo mica essere tutti mattinieri come te, caro il mio dottore!” rispose l’uomo, che non appena entrato in cucina, sbadigliò nuovamente. “Dov’è la mia peste preferita?” chiese poi, guardandosi attorno.
    “E’ andata a prendere delle foglie di tiglio per il tè.”
    L’uomo andò ad aiutare il suo convivente ai fornelli in silenzio.
    “Allora partite davvero?” attaccò poi, con un tono un po’ dispiaciuto.
    “Già…” rispose quello, sospirando.
    “E la portate con voi?”
    Silenzio. Poi lo schizzo di un sorrisetto divertito, si dipinse sul suo volto.
    “Soffrirai la solitudine?”
    “No. Ci sono abituato, ma mi sembra un po’ piccola per un viaggio così lungo.”
    “Condivido la tua preoccupazione. Tuttavia, sei mesi sono tanti e non vorrei avesse un’altra crisi come la volta scorsa…”
    “Forse se decidessi di trovarmi una moglie anch’io…”
    I due si guardarono e poi scoppiarono a ridere.
    “Fate ridere anche me?” chiese la calda voce di una donna, che se ne stava in vestaglia sull’uscio a osservare i due fratelli. “Anzi, prima vorrei sapere cosa c’è di buono per colazione…”
    “Le mie specialissime crepes!” esclamò il maggiore, agitando il frustino nella bacinella.
    “Oh, santo cielo! Tu ci vizi troppo, sai?”
    La piccola bambina sentì delle risate provenire dalla cucina, così si affrettò a raggiungerla. Appena arrivata vide l’intera famiglia intenta a preparare una colazione con i fiocchi.
    “Buongiorno a tutti!” esclamò appena entrata, lasciando sul tavolo un tovagliolino con dentro delle foglie.
    “Oh, ma è tiglio… Sei andata a prenderlo per me?” chiese la madre, alla vista del contenuto.
    “Sì! Come ti senti oggi?” chiese la bimba, andandola ad abbracciare.
    “Molto meglio. Ormai non ho più la febbre, non ti preoccupare.” rispose amorevolmente.
    “Bene, bene! Ci siamo tutti, allora! Le signore cosa desiderano?”
    “Marmellata di fragole! Marmellata di fragole! Tanta, tanta, tanta marmellata!!” esclamò la bimba, saltando di qua e là per l’insistenza. Il più giovane, intanto, sgusciò furtivamente fuori dalla stanza.
    “Va bene, va bene! Avrai la tua marmellata, ma adesso, calmati!” rispose l’altro, guardando che le crepes nella padella non si bruciassero.
    La piccola cercò di sbirciare per vedere il suo volto.
    “Sei triste perché partiamo?”
    “No, sono felice. Così non ti avrò più fra i piedi, piccola peste! Va’ a sederti, su!”
    La bimba fece una faccia imbronciata, ma ubbidì e si fece trascinare dai suoi piedini fino al suo posto, accanto alla mamma.
    “Ti vuole tanto bene, sai?” le sussurrò lei, dolcemente.
    “Quindi è triste?”
    “E’ solo una tristezza temporanea.”
    “E’ colpa mia, perché ho fatto i capricci la volta scorsa, vero?” chiese la piccola con le lacrime agl’occhi.
    “La malinconia è una cosa normale per i bambini della tua età…” rispose la madre, accarezzandole la nuca. Tuttavia lei iniziò a singhiozzare.
    “Quando lo rivedrai tra qualche mese, avrete così tante cose da raccontarvi e passerete così tanto tempo insieme, che avrà poca importanza, vedrai.” spiegò poi con tenerezza mentre il marito tornò in cucina.
    “Ohi, ohi, ohi! Cosa sono queste lacrime?” chiese il marito, vedendo la piccola piangere e prendendola in braccio.
    “E’ colpa mia.” disse il fratello, che aveva assistito alla scena.
    L’altro gli sorrise e coccolò la piccola, per poi farla tornare a sedere.
    “Indovina cos’ho dietro la schiena?”
    “Un fiore?”
    “No, di meglio.”
    La piccola chinò leggermente la testa.
    “Allora… Uhm… Un gatto?”
    Gli adulti scoppiarono a ridere e la piccola si guardò attorno.
    “No, nemmeno.” le rispose il padre, ancora divertito
    “Allora che cos’è?” chiese la bimba arrendendosi.
    L’uomo le mostrò una specie di libro.
    La copertina imbottita, color caffelatte. Il suo nome cucito sopra con un filo rosa pastello. I fogli ancora bianchi, pronti per essere riempiti. Il nastro verde chiaro chiudeva il tutto.
    Sgranò gl’occhi.
    Era proprio quello.
    “E‘ una cartella da disegno! La mia cartella da disegno!! Grazie, grazie!!” esclamò la piccola che entusiasta saltò giù dalla sedia “Vado a prendere le matite! Aspettatemi!!” e corse in camera sua.
    “E chi si muove!” le urlò dietro lo chef.
    Risero di nuovo.
    “Ma quando gliel’hai preso?” chiese poi, posando il piatto di crepes sul tavolo, insieme al caffelatte.
    “Io non c’entro. E’ stata lei.” spiegò indicando sua moglie. “Io gliel’ho solo portato come m’aveva chiesto.”
    “Non lo potevi fare direttamente tu?”
    “No. Voi due continuavate a chiedermi cosa facessi tutto il giorno, che tanto valeva farvelo vedere di persona, no?”
    “Ma tu guarda questa…”
    In men che non si dica, la bimba ricomparve in cucina.
    “Mi farete qualche disegno, vero?” chiese la piccola alla famiglia.
    “No!”
    “Come sarebbe no?”
    “Non, nel senso di non ora che dobbiamo mangiare!” le disse lo zio da finto severo, prendendola in braccio.
    Glia adulti scoppiarono a ridere.
    “Tuo zio ha ragione. Vieni a sederti e gustiamoci questa colazione. Ci aspetta un viaggio molto lungo lo sai?”

    All’improvviso tutto scomparve per dar spazio ad una nuova luce.
    Una leggera brezza accarezzò il volto della bambina e i raggi del sole la incitarono a svegliarsi. Lei si girò e rigirò nel letto, provò ad affondare la testa nel cuscino, ma non riuscì a riaddormentarsi.
    Sentiva delle voci ovattate. Dovevano essere delle persone che parlavano nel corridoio.
    Aprì pigramente un occhiolino, poi l’altro.
    Vide una parete bianca e un pavimento di marmo coperto da un tappeto rosso. Spaventata, s’alzò di scatto e finalmente notò che quella stanza non le era affatto conosciuta.
    Scese giù dal letto a baldacchino in cui fino a pochi secondi fa dormiva beatamente.
    Si guardò nuovamente attorno.
    Quell’armadio, quella sedia, quelle tende, quel poggiolo… Mai visti.
    Il pigiama così fine e pieno di ricami che portava anche non le diceva niente.
    Una lacrima le rigò la soffice guancia, mentre lei fissava il cielo assurdamente azzurro fuori dalla portafinestra, immobile, inerme.

    “Dove sono…? Dove sono? Dove sono??”

    In preda al panico si precipitò verso la porta alle sue spalle e la spalancò con impeto. Appena uscita, si scontrò con qualcuno.
    “Ehi, piano piccola!” esclamò una voce maschile.
    La piccola si massaggiò il naso e aprì i suoi occhietti, che videro un paio di scarpe da ginnastica rosse e bianche, dei jeans azzurri, una maglietta rossa con le maniche arrotolate e infine il volto di un ragazzo castano.
    Aveva ignorato la mano, che lui le porgeva, le fasciature ai polsi e anche quelle sugli avambracci, pure i suoi occhi marroni che le sorridevano e i capelli scompigliati.
    “Tutto a posto?” riprovò lui, stavolta inginocchiandosi, preoccupato che si fosse fatta male sul serio. “Ehi, ma tu hai pianto!” esclamò poi, notando il suo visino arrossato.
    “Dove sono?” chiese in un sussurro la piccina.
    “Sei a villa Kido.” rispose il ragazzo, aiutandola a rialzarsi.
    La piccola non fece cenni, né gesti. Si rialzò, ma continuava a guardare per terra, asciugandosi le lacrime e nascondendo il viso tra le manine per la timidezza.
    “E tu chi sei?” provò allora a chiedere lui.
    “Dimmelo prima tu.”
    “Non dirmi che non mi conosci?” chiese lui da finto offeso.
    Il visetto della bimba sbucò fuori e con un timido sorriso, scosse la testa.
    “Io sono Seiya di Pegasus, Saint di Athena!” esclamò allora a quel punto e con tutta la fierezza che aveva in quel momento, prese una posa buffa simile a Superman che fece ridere la bambina.
    “E ora signorina, mi fai la grazia di dirmi il tuo nome?”
    “Miyabi.”
    “Oh, ma che bel nome! Sento già il mio cuore morire d’amore per te, Miyabi!”
    La bimba scoppiò nuovamente a ridere.
    “Papà dice che per amore si ride, si soffre, si gioisce e si piange, ma che non si può morire. Non per amore. E dice anche che sei buffo, ma non ti credevo così buffo!”
    “Aspetta… Conosco tuo padre?”
    “Certo! Dice sempre che siete grandi amici…”
    “Er… Rinfrescami la memoria…”
    “Si chiama Shun! Ma come? Non te lo ricordi?”
    “Cos…? Ah, ma certo che me lo ricordo! Sì, sì!! Senti… Vuoi un po’ di cioccolata calda?”
    “Sì!” esclamò la bimba, entusiasta.
    “Allora vieni giù con me, che te la faccio preparare da Tatsumi!”
    Detto questo prese per mano la piccola e la portò in cucina dove la lasciò nelle mani di Tatsumi, il fidato maggiordomo della signorina Saori.
    Tornò nel salotto e sedutosi sul divano iniziò a pensare.
    “No, non può essere vero! Ci sarà un errore… Tuttavia… Se quella fosse veramente la figlia di Shun, come diavolo è arrivata fin qui? E perché poi? No… Probabilmente non ha un motivo, sennò m’avrebbe riconosciuto subito… E poi è troppo piccola… No, no, dev’esserci un errore! Sarà successo qualcosa che…”
    Lo scricchiolio della porta che s’apriva lo distrasse dai suoi ragionamenti.
    “Hyoga!”
    “Eccoti qui, Seiya. Come ti senti oggi?”
    “Sto benone! Smettila di trattarmi come se fossi ancora all’ospedale!”
    “Ti ricordo che sei ancora in convalescenza… Ah, è la bimba che abbiamo trovato ieri?”
    “Sta bene. Un po’ scossa e confusa, ma sta bene.”
    “Bene! Vuol dire che le hai parlato?” chiese lui, annuendo.
    “Oh, sì! Ci siamo presentati da bravi signori!”
    “E…”
    “Beh, questo è un po’ complesso da spiegare… Come dire… Diciamo che è nientedimeno che la figlia di Shun venuta da chissà quale futuro…”
    “Cos..?”
    “Sempre se è vero quello che dice, eh!”
    “Dai… Non è possibile!”
    “E’ quello che ho pensato anch’io, ma lei afferma che…”
    “Va bene. Ammettendo che sia così… Che diavolo di ragione avrebbe per venire nel passato?” chiese il biondo, troncandolo.
    “Ci stavo pensando anch’io… Credo che non sia dipeso dalla sua volontà.”
    Hyoga inarcò un sopracciglio, mentre la porta scricchiolò di nuovo.
    “Ti ho trovato, Seiya!”
    I due ragazzi si voltarono verso la porta e la videro.
    Era una bimba minuta, pallida, con i capelli lunghi fino alle spalle, leggermente mossi, verde chiari con qualche ciocca bionda, la frangia che le scendeva fino agl’occhi, profondi come quelli di un cerbiatto, color blu mare, le guance un po’ paffutelle, il nasino piccolo e coi ciuffetti che le incorniciavano il viso e nascondevano le orecchie. Poi aveva quel pigiama pieno di merletti, così lungo che le copriva persino i piedini e la faceva sembrare un fantasma, bianco com’era. Anche le maniche erano esageratamente lunghe. Solo i ditini sbucavano fuori e stringevano la tazza di cioccolata calda. Le sue labbra, di un rosa flebile, s’erano sporcate leggermente con la bevanda creandole dei piccoli baffetti marroni e dandole un’aria un po’ buffa.
    “Chi è?” chiese Miyabi.
    “Ah… Lui è Hyoga, un altro amico di tuo padre. Hyoga, lei è Miyabi, che come hai ben capito, è la figlia di Shun.”
    “E’ un vero piacere conoscerti, piccola.” disse il siberiano, porgendole la mano che la bimba strinse. A confronto, la sua era veramente minuscola.
    “Mi stavi cercando?” chiese poi Seiya.
    “Sì. Non è che per caso hai visto una cartella con sopra cucito il mio nome?”
    “No, mi spiace. Nessuna cartella.” rispose lui, scuotendo la testa.
    “Ah… Capisco…” mormorò la piccola sconsolata. Poi avvampò stranamente.
    “Non sentite freddo?”
    “Eh, no. Io no.” rispose Seiya, leggermente confuso.
    “Io nemmeno… Miyabi sei sicura di star bene?” chiese Hyoga, posandole la mano sulla fronte. “Hai un po’ di febbre… Perché non torni a letto? Te la portiamo noi la medicina, d’accordo?”
    La piccola annuì. Era troppo stanca e accaldata per obiettare, così fece dietrofront e tornò in camera.
    “Un problema in più…” sbuffò Seiya, non appena la piccola se ne andò.
    “Credo che bisognerebbe avvertire il diretto interessato.”
    “Ah, sì? E cosa gli diciamo? ‘Shun, amico mio, non crederai mai a chi abbiamo trovato per strada! La tua futura bambina!’ Avanti, Hyoga, è ridicolo!”
    “Sarebbe peggio se glielo tenessimo nascosto.”
    “Beh, finché non torna dall’Isola di Andromeda…”
    “Finché non torna dall’Isola di Andromeda, abbiamo tutto il tempo di avvertire Ikki, Seiya!”
    “Se lo troviamo! E se ha la voglia d’interessarsi a questa faccenda. Credo sia meglio chiedere informazioni alla bimba.”
    “Certo… Così magari oltre alla febbre le viene pure un attacco di panico…”
    A quelle parole, ai due venne in mente una cosa.
    “La medicina!” esclamarono, precipitandosi a trovare la cura per Miyabi, ignorando tutti i progetti fatti fino a quel momento.


    ************************************************** ************************************************** ************************

    Angolo autore:
    Prima di tutto mi scuso; perché shippo, perché questa non è la mia opera migliore su Saint Seiya, perché è relativamente una bakata (stupidaggine), perché il mio nickname l'ho tirato fuori dal mio personaggio
    ... però mi era venuta voglia di mettercela. Sì, lo so, sono strana. E non capisco niente. Quello che credo di aver capito è che semmai dovessi aggiornare lo devo fare in questo topic (si chiama topic, vero? ). E dire che Miyabi dovrebbe essere un'allegra adolescente e invece l'ho fatta regredire a bambina, mah... Comunque, accetto ogni tipo di critica e anche di rimprovero, perché so già di aver sbagliato qualcosa...


    Grazie per aver speso tempo a leggere (inchino alla giapponese)
    Ultima modifica di Miyabi-chan; 05-09-2014 alle 02:13
    Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore...
    ~ Una piccola Saint ~~ Una piccola Saint ~

  2. Top | #2
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    Myu Di Papillon è offline

    Re: ~ Una piccola Saint ~

    mmmh... mmmh... Shun s'è finalmente dato da fare? Alleluya! Era ora direi! Santa June! XD Sai cosa? L'inizio è attraente ed è scritto molto bene e scorrevole, quindi aspetto con ansia l'aggiornamento del topic (sì, si chiama così ).
    ~ Una piccola Saint ~

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  3. Top | #3
    Marine L'avatar di Miyabi-chan
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    Miyabi-chan è offline

    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Citazione Originariamente Scritto da Myu Di Papillon Visualizza Messaggio
    mmmh... mmmh... Shun s'è finalmente dato da fare? Alleluya! Era ora direi! Santa June! XD Sai cosa? L'inizio è attraente ed è scritto molto bene e scorrevole, quindi aspetto con ansia l'aggiornamento del topic (sì, si chiama così ).
    Ahahahahahahahahah! Questa fiction era vecchia, sepolta nei meandri del computer... Per cui non sai quanto ci sono rimasta male quando ho scoperto che invece Shun non ha fatto una cippa nell'Omega. Povera June...
    Grazie, non avrei mai detto che a qualcuno sarebbe potuta piacere una scemenza del genere... Aggiornerò al più presto!

    P.S: Grazie anche per avermi rassicurata. Io di forum non so niente di niente di niente di niente.
    Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore...
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  4. Top | #4
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    DarkPunk è offline

    Re: ~ Una piccola Saint ~

    @Miyabi-chan

    Carina questa storia, scritta molto bene. C'è molta tenerezza, nella piccola protagonista. Sono curioso di scoprire come si svilupperà la vicenda.

    I tuoi interventi in questo forum sono molto diradati nel tempo. Un vero peccato, perché sembri una persona interessante e perché direi che hai molte cose dentro di te da scrivere e condividere con noi.

    p.s. le frasi e l'immagine della tua firma sono stupende. Sei davvero così dolce o è il tuo... chara?

    Ti do un , che non serve a niente, ma sia per te un piccolo presente per spronarti a continuare a scrivere questo racconto.
    Ultima modifica di DarkPunk; 30-07-2013 alle 23:11

  5. Top | #5
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    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Complimenti Miyabi!!!
    L'inizio è veramente molto bello, molto ben scritto^^
    Attendo anch'io il seguito, e anche da parte mia... !

    Se hai dei problemi, o dei dubbi, sull'utilizzo del forum, chiedi pure... ti aiuteremo tutti più che volentieri^^
    ~ Una piccola Saint ~

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    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Citazione Originariamente Scritto da Miyabi-chan Visualizza Messaggio
    Ahahahahahahahahah! Questa fiction era vecchia, sepolta nei meandri del computer... Per cui non sai quanto ci sono rimasta male quando ho scoperto che invece Shun non ha fatto una cippa nell'Omega. Povera June...
    Eh ma molti han notato la somiglianza tra Ryuho e Shun e quindi han pensato ad un ShunxShunrei e uno Shiryu con le corna -__-'''

  7. Top | #7
    Marine L'avatar di Miyabi-chan
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    Miyabi-chan è offline

    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Citazione Originariamente Scritto da DarkPunk Visualizza Messaggio
    @Miyabi-chan

    Carina questa storia, scritta molto bene. C'è molta tenerezza, nella piccola protagonista. Sono curioso di scoprire come si svilupperà la vicenda.

    I tuoi interventi in questo forum sono molto diradati nel tempo. Un vero peccato, perché sembri una persona interessante e perché direi che hai molte cose dentro di te da scrivere e condividere con noi.

    p.s. le frasi e l'immagine della tua firma sono stupende. Sei davvero così dolce o è il tuo... chara?

    Ti do un , che non serve a niente, ma sia per te un piccolo presente per spronarti a continuare a scrivere questo racconto.
    Grazie per i complimenti^^ Non avrei mai detto che una fanfiction su una bambina sarebbe stata così ben accettata.
    Non faccio apposta a non essere presente nel forum, ma tra gite, studio e computer che si distruggono e che vanno a destra e a manca in giro per casa, riuscire a connettersi è un'impresa degna di un Saint. . Comunque mi darò da fare anche per gironzolare tra le varie sezioni dei forum a espandere le mie assurde opinioni. Detto questo... Magari io fossi come Miyabi.... Avrei meno problemi, ma la mia personalità non mi dispiace poi così tanto.
    Prometto di postare presto un nuovo capitolo

    P.S: No, niente chara per la mia firma, almeno finché non prevarrà la sua strepitante forza . Ma la poesia è di Hermann Hesse. Solo che non avevo più spazio per scriverlo...

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    Citazione Originariamente Scritto da Manuela Visualizza Messaggio
    Eh ma molti han notato la somiglianza tra Ryuho e Shun e quindi han pensato ad un ShunxShunrei e uno Shiryu con le corna -__-'''
    Mi riterrai stupida, ma io non ci avevo mai pensato... TI PREGO, NO!! Poverini...

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    Citazione Originariamente Scritto da Presea Visualizza Messaggio
    Complimenti Miyabi!!!
    L'inizio è veramente molto bello, molto ben scritto^^
    Attendo anch'io il seguito, e anche da parte mia... !

    Se hai dei problemi, o dei dubbi, sull'utilizzo del forum, chiedi pure... ti aiuteremo tutti più che volentieri^^
    Devo iniziare a preparare dei bigliettini di ringraziamento... Grazie ancora. Siete tutti veramente molto gentili e disponibili.

    - - - - - - - - - - Aggiornato - - - - - - - - - -

    Erano già passati due giorni, la neve era caduta abbondante su Tokyo e i due amici non s’erano ancora messi d’accordo sul da farsi.
    Avevano provato a cercare Ikki, invano.
    Saori, Shiryu e Shun erano assenti. La prima s’era dovuta recare d’urgenza al Grande Tempio, il secondo si trovava ai Cinque Picchi con la sua adorata Shunrei e il terzo era tornato, dopo la battaglia contro Arles, all’Isola di Andromeda, per ricostruirla.
    Erano ad un punto morto.
    Tuttavia la presenza di Miyabi allietava i loro animi.
    Quel giorno decisero di andare fuori a giocare con la neve.
    “Adesso ti prendo, zio Seiya!” esclamò la piccola, lanciando una palla di neve.
    “Zio Seiya?” e la schivò. “Guarda che non sono ancora così vecchio!” e ne schivò un’altra. Hyoga intanto era rimasto appoggiato al tronco d’una quercia e si godeva la scena, ridendo.
    Poi una palla di neve volò dritta verso il cancello della villa, dove stava passando Tatsumi con la spesa, centrandolo in piena faccia.
    “Ma insomma! Andate a giocare da un’altra parte, teppisti!” sbraitò quello.
    “Scusi, signor Tastumi! Non s’è fatto male vero? Vuole che le diamo una mano a portare dentro la spesa?” chiese Miyabi con un tono dolce e lo sguardo innocente, tanto da far sbollire subito il maggiordomo.
    “No, piccola, grazie.” fu la sua risposta ed entrò in casa. Sparito dietro l’uscio, lo sguardo della bambina si posò sul candido manto, con cui iniziò ad armeggiare.
    “Beh, ormai direi che non ci sono più dubbi…” disse Hyoga, raggiungendo Seiya.
    “Già. E’ la figlia di Shun, senza dubbio. Solo che ora dobbiamo decidersi sul da farsi…” gli rispose l’amico.
    Anche la bimba raggiunse i due.
    “Venite a vedere! Ho fatto un coniglio di neve!” esclamava, tutta contenta.
    I due si guardarono e la seguirono fino al cancello dove era stata creata l’opera d’arte.
    “E’ molto bello.” le disse Hyoga.
    “Vi piace veramente?” chiese la piccola, per sicurezza.
    I due annuirono e lei li sorrise.
    “Quando viene l’estate, mamma, papà e zio mi portano sempre in spiaggia e passiamo tanto tempo a giocare e a costruire con la sabbia. La volta scorsa, abbiamo fatto tante tartarughe di sabbia che sembravano venire fuori dal mare… E poi, quando viene l’autunno, mamma mi porta a vedere le mareggiate…”
    Miyabi parlava, come incantata, del tempo che passava nel suo mondo e pian piano, dopo ogni parola, la voce si spezzava sempre più e le lacrime iniziarono a riempire e scendere dai suoi occhi blu, divenuti laghi.
    “Mamma dice che è normale alla mia età soffrire di malinconia, e so che non dovrei piangere, però… però… io… Voglio tornare a casa!” esclamò, scoppiando a piangere.
    I due la guardavano tristemente.
    “Siamo stati degli stupidi a credere che non se ne sarebbe accorta…” sussurrò Hyoga.
    Seiya approvò con un cenno di capo e prese la piccola in braccio.
    “Su, su, non piangere! Presto tornerai a casa, te lo prometto.” le disse caldamente, Seiya.
    I tre rientrarono e si recarono verso il salottino, dove erano soliti a chiacchierare. Tuttavia, Miyabi non ne aveva la voglia e rimase seduta sulla poltrona rivestita dal rosso velluto, davanti alla portafinestra, seguendo con lo sguardo i fiocchi di neve che dal cielo, cadevano dolcemente.
    Seiya e Hyoga uscirono, lasciandola sola, e non appena chiusa la porta alle loro spalle, iniziarono a parlare.
    “Così non va. Dobbiamo fare qualcosa!” esclamò Seiya.
    “Sì, ma cosa?” chiese Hyoga.
    “Chiediamole delle informazioni sul suo tempo! Ci sarà qualcosa che può aiutarci a capire cos’è successo!”
    “Sì, anch’io non vedo nient’altro che questa soluzione, ma…”
    L’echeggiare di alcuni passi attirò l’attenzione dei due e dall’ombra, che si creava l’atrio non illuminato, ne uscì Ikki.
    “Ikki!” esclamò Hyoga andandogli incontro.
    “Finalmente! Mi spieghi perché ogni volta che ti cerchiamo non ti troviamo mai?” lo seguì Seiya.
    Il ragazzo non rispose. Si limitò ad avvicinarsi e a mostrare una specie di libro.
    “Sapete dove si trova la sua proprietaria?” chiese con tono serio.
    I due si guardarono confusi. Poi posarono lo sguardo sulla cartellina.
    Era rovinata.
    La copertina imbottita color caffelatte era leggermente strappata. Lo stesso valeva per il nastro che lo chiedeva color verde chiaro, ormai scuritosi. Le pagine sembravano increspate, ma asciutte, evidente segno che erano state bagnate con l’acqua. Emanava un leggero odore di sale. E delle lettere cucite sulla copertina, col filo rosa pastello, ne rimasero solo alcune.
    Seiya prese con cura l’oggetto tra le mani e col dito passò sopra la prima lettera, ancora cucita. Poi sopra le parti vuote e raggiunse un altro paio di lettere cucite.
    Ikki lo guardava, ma non lasciò trapelare nulla, né l’ansia, né la gioia, né la curiosità che provava in quel momento.
    “M…ya…i. Miyabi… Ah! Può essere la cartella che stava cercando quel giorno!” esclamò poi.
    “La conoscete allora?” chiese allora, speranzoso.
    “E’ una bimba che abbiamo trovato qualche giorno fa vicino a casa di Seiya. Ero andato a fargli visita e, quando siamo usciti a fare una passeggiata, l’abbiamo trovata svenuta vicino ai moli.” spiegò Hyoga.
    “Come fai ad avere questo?” chiese Seiya, indicando il diario.
    “L’ho trovato sulla spiaggia.”
    “E tu vai in spiaggia in questa stagione? Non sei normale, Ikki…” ironizzò Seiya.
    Il ragazzo non disse nulla, ma si sentì osservato.
    Alzò lo sguardo e vide una bimba appoggiata sulla ringhiera delle scale, che guardava di sotto con aria stupefatta e allo stesso tempo felice.
    La guardò meglio.
    Era una bimba con dei lineamenti familiari.
    “Quelle guancie, quel sorriso… Quell’espressione…”
    Portava delle bretelle azzurre con dei filamenti gialli e un maglioncino giallo a maniche lunghe con il dolce collo arrotolato. Anche il colore dei capelli era lo stesso.
    Le ricordava tanto il fratello, anche se c’era qualcosa di anomalo in lei, probabilmente a causa di alcune delle sue caratteristiche fisiche. Gli occhi erano blu mare, i ciuffetti che le incorniciavano il volto, il nasino leggermente appuntito. Le sopracciglia quasi invisibili, le fine ciocche bionde tra i suoi verdi capelli chiari.
    Nonostante questo, sembrava conoscerla da una vita.
    Le sorrise e lei ricambiò.
    “Ah, Ikki…” sospirò Seiya. “Ora facciamo le presentazioni! Vogliamo scendere principessina?” chiese poi.
    La piccola annuì e scese le scale e si ritrovò faccia a faccia con quello che sarebbe diventato il suo futuro zio. Ma stavolta era lui che la guardava dall’alto.
    “Ikki, lei è Miyabi, la figlia di Shun e di conseguenza tua nipote. Miyabi questo è Ikki tuo zio, ma tanto lo sai già!” presentò scherzosamente Seiya facendole l’occhiolino.
    “E’ bello rivederti!” disse la bambina entusiasta.
    “E’ un piacere conoscerti, vorrai dire!” scherzò l’altro.

    ***

    Un’altra pietra veniva utilizzata per la ricostruzione.
    Un altro duro giorno di lavoro stava per finire.
    Un altro sorriso si accese su colui che stava lavorando.
    “Sono contenta che tu sia tornato per aiutarci.” disse una voce femminile alle sue spalle. “Ma non esagerare. Le tue ferite non si sono ancora rimarginate del tutto…”
    Shun le sorrise.
    “Non ti preoccupare, June. Sto bene.” le rispose, incastrando ancora una pietra.
    La giovane gli si avvicinò.
    “Ormai abbiamo quasi finito. Se vuoi, puoi già tornare a Tokyo…”
    “Mi stai cacciando via?” chiese Shun, divertito.
    “No! Non era quello che intendevo dire… Credo che dopo tutto quello che è capitato, sarebbe comprensibile se tu decidessi di tornare a casa da tuo fratello, no?”
    Il ragazzo la guardò per qualche istante.
    “Ti sono veramente grato, ma sto bene così. Credo che Ikki possa aspettare ancora un po’. E poi ho promesso che avrei ricostruito un’isola nella quale tu potessi tornare a vivere tranquillamente, e non sono il tipo che si rimangia le promesse. Così come ti ho promesso che sarei tornato dalla battaglia al Santuario, ricordi?”
    La ragazza si tolse la maschera e fece vedere il suo volto.
    Sorrideva.

    “E’ sbocciata una campanella! Hai visto Tastumi? E’ la prova che tra un po’ tornerà la primavera con tutti i suoi mille colori!” urlava dalla gioia, Miyabi.
    Il maggiordomo, che le si era affezionato, le sorrise annuendo. Poco lontano invece, i tre amici assistevano ala scena.
    “Sarà anche mia nipote, ma è di una vivacità assurda.”
    “Suvvia! Lo sappiamo che in fondo ti fa piacere averla incontrata!” lo stuzzicò Seiya.
    “Non lo nego.” rispose Ikki con un sorriso dipinto in volto.
    Dopo aver pranzato, la bimba s’addormentò sul divanetto di velluto verde edera del salottino. I ragazzi s’accertarono che stesse veramente dormendo e poi tirarono fuori la sua amatissima cartella dal cassetto della scrivania in cui l’avevano riposta.
    “Quella cartella contiene un sacco di informazioni. E’ da quasi un mese che lei è qui e ogni volta che la leggiamo scopriamo tantissime cose.” osservò Hyoga.
    “A parte il nome della madre…” sbuffò Seiya.
    “Seiya, sei un impiccione.”
    “Ma no… E’ per pura curiosità! Comunque io sono ancora dell’idea che sia quella ragazza che Shun ha portato all’aeroporto, prima di partire per la Grecia.”
    Ikki guardò interrogativamente i due.
    “Temo di essermi perso qualche puntata…”
    “Ah, già! Tu non lo sai, perché non c’eri… Un’amica dell’Isola di Andromeda era venuta perché era preoccupata per Shun, dato che fu ordinato a Milo di devastare la loro seconda patria.” spiegò Hyoga.
    “Poi sono sovvenuti altri due che hanno attaccato tuo fratello…”
    “Quella parte la conosco Seiya. Bruciando il suo Cosmo, Shun s’è liberato dalle catene dei suoi avversari, battendoli.” lo anticipò Ikki.
    “Esattamente. E poi c’ha raggiunti all’aeroporto con… Come si chiamava? June, se non ricordo male… Beh, insomma era svenuta e l’ha affidata a Tastumi che l’ha portata in ospedale.” continuò Hyoga.
    “E tornato dalla Grecia, è andato a cercarla e sono tornati insieme all’Isola di Andromeda per ricostruirla.” concluse Seiya.
    Ikki non disse nulla. Riguardò un disegno e poi richiuse con cura la cartella.
    “Sei cresciuto, fratello mio…”
    “Comunque, ora dobbiamo pensare a questa faccenda.” proseguì poi il Saint della Fenice. “Dunque, qualcuno ha deciso di sua spontanea volontà di lasciare nella cartella una serie di lettere che spiegano vari eventi futuri, come se questa persona sapesse già cosa stava per accadere.”
    “O comunque voleva lasciare a qualcuno il compito, nel caso gli fosse andato male.” ipotizzò Hyoga.
    “Esattamente. E da quel che abbiamo letto noi, nel futuro si sta dilagando una strana epidemia e la mamma di Miyabi crede che la causa sia un indebolimento di Yggdrasill, l’Albero Sacro, dove vi riposa lo spirito di Gea, Dea della Terra.”
    Gli altri due Saint annuirono.
    “Poi abbiamo scoperto che Gea è veramente malata e che la cura sta nella Goccia dell’Anima, un suo artefatto ed ha chiesto ad Athena e ai Saint di ritrovarlo.”
    “E da lì, non c’è più scritto nulla.” osservò il siberiano.
    “Non esserne convinto.”
    “Cosa?”
    “E’ qui, da qualche parte… Eccola!” esclamò Ikki, mostrando ai due amici una pagina scritta con una grafia infantile.
    Seiya si apprestò a leggerla.
    “Vediamo… Nei meandri del bosco…
    Nei meandri del bosco proibito, o come lo chiamano i bambini del posto, il Bosco degli Spiriti, ci sono tante presenze cosmiche.
    Una di queste è quella di Hime-chan!
    E’ così simpatica! E bella! Ma nessuna è più bella di mia madre! Neanche la Sacra Gea…
    Sono preocupata.
    I miei genitori non mi permeteranno mai di andare con loro. Mi affideranno a qualcuno e le mie avventure finiranno!

    “Non riesco a leggere…” mormorò Ikki.
    “Dev’essere colpa del sale marino. Salta e va’ avanti…” gli suggerì Seiya.
    /…/
    Se un piccolo sasso fa la differenza nel peso, anche io potrei fare la differenza nel mondo? Papà dice, che in un certo senso, sono speciale. Anche mamma lo dice. Eppure, credo che per i genitori sia normale trovare i propri figli speciali.
    Lo zio dice che se una bambina alla mia età sa volare, o ha ingoiato un palloncino aereostastico…

    “Aereostastico?” chiese Seiya, interrompendo la sua lettura.
    “Credo che volesse scrivere aerostatico…” gli rispose Ikki, trattenendo una risata.
    “Miyabi saprebbe volare?” si chiese Hyoga, stupito.
    …o ha un Cosmo molto particolare…
    Io non ci trovo nulla di speciale. Non mi sembra proprio di fare nulla di speciale!
    -In fondo la realtà è relativa- disse qualcuno di famoso, ma non so chi fosse… Sempre se ha detto così!
    Anch’io voglio rendermi utile. Perché se ho una famiglia composta solo da Saint, ci sarà una ragione, no?
    “Che bimba altruista… Degna figlia di suo padre.” commentò Hyoga.
    /…/
    Oggi, io e mamma siamo tornate nella foresta.
    Ho imparato che esistono i sinonimi e che quindi al posto di scrivere sempre:
    “bosco, bosco, bosco…” posso scrivere: “foresta”
    Suona meglio, no?
    FORESTA DEGLI SPIRITI
    Comunque, credevo che saremmo tornate da Gea, per vedere come sta, ma la mamma mi ha detto che spreca un sacco di Cosmo nel mostrarsi ai esseri umani e che in realtà stavamo andando a trovare un vecchio amico.
    Mi chiedevo chi poteva vivere in un posto simile?
    /…/
    UN SALICE VIVENTE!
    ANZI, TUTTI GLI ESSERI VIVENTI NELLA FORESTA SONO VIVENTI!
    Forse questo è un controsenso…?
    Insomma… Gli alberi parlavano e si muovevano. Solitamente non si animano in questa maniera. Mamma mi ha detto, no, userò un sinonimo… Ah, raccontato!
    Sì, mamma mi ha raccontato, che quand’era piccola, il suo villaggio è andato in fiamme e delle persone cattive ucciddevano e catturavano i suoi abitanti, lei si nascose nella foresta degli Spiriti e che questo Salice la protegge dai malvagi!
    Mi ha anche detto che -se mai fosse stato necessario-, ha detto proprio così, io avrei potuto contare sul Sig. Salice.
    La cosa mi entusiasma! Vivere in un posto dove tutto si anima e prende vita /…/
    … Non riesco a leggere il resto, è troppo rovinato.” concluse Ikki.
    “Con questo dove volevi arrivare, Ikki?”
    “Mettiamo che Seiya abbia ragione.”
    I due lo guardavano esterrefatti.
    “Se così fosse, questa June dovrebbe conoscere la causa del malore di Gea, no?”
    “E’ vero! Non ci avevo pensato…” mormorò Hyoga.
    “Tuttavia, l’artefatto è di Gea, non capisco molto cosa c’entri Athena… Dite che dovremmo avvertirla?”
    Il biondo e il moro annuirono.
    “Però, questa specie di lettera-diario ancora non spiega come ha fatto a venire fin qui…” osservò ancora Hyoga.
    “Se è per questo, questa lettera-diario è piena di errori ortografici!” ci scherzò su il Saint di Pegasus.
    “Seiya, smettila di dire scemenze…”
    “Tu la difendi perché è tua nipote!”
    Ikki sospirò e scosse la testa. Poi notò uno sguardo familiare.
    Sorrise.
    “Ah, fammi vedere questi errori ortografici!” esclamò, togliendogli il foglio dalle mani. “Dunque… ‘preoccupata’ con una c in meno, ‘permetteranno’ con una t in meno, ‘mostrarsi ai esseri umani’ quando avrebbe dovuto scrivere agli, ‘uccidevano’ con due d… ha sbagliato il tempo: al posto di ‘protegge’, avrebbe dovuto scrivere protesse…” corresse Ikki a voce alta, sottolineando con una matita gli errori per evidenziarli.
    “Palloncino aereostastico… Quando dovrebbe essere aerostatico!” rammentò Seiya, ridacchiando.
    “Beh, per avere solo sei anni, non sono gravissimi… Ha saputo scrivere una parola difficile come meandri o ingoiato.” osservò Hyoga.
    “Sarà, ma quella del palloncino non me la dimenticherò tanto facilmente!” ridacchiò il Saint di Pegasus.
    Intanto un sorrisetto si dipinse sul volto della bambina, che s’addormentò definitivamente.

    ***

    “Quindi è deciso. Andiamo all’Isola di Andromeda.” affermò Seiya, scendendo le scale.
    “Non essere precipitoso. Ti ricordo che dovremmo avvertire Saori.” lo rimproverò Hyoga.
    “Allora voi andate ad avvertire Saori e io…”
    “Ma neanche per sogno! La famiglia che ci va di mezzo è la mia! Semmai sarete tu e Hyoga ad avvertire Saori, e magari anche Shiryu.” lo riprese Ikki.
    “Ma tu senti questo…” borbottò l’altro.
    “E con Miyabi che facciamo? Può essere pericoloso portarla con noi…” insinuò Hyoga.
    “Beh, la lasciamo a Tatsumi e…”
    “Verrà con me.” troncò Ikki.
    “Cosa?!” chiesero i due stupiti.
    “Senti, non sei stato tu a dire che la famiglia che ci va dimezzo è la tua?? Come ti passa per la testa di…”
    “Ascoltami, Seiya. In quella lettera-diario c’è scritto chiaramente che ha qualcosa di speciale e voglio scoprire di che si tratta. Oltretutto è più al sicuro con me che con voi o con Tatsumi.”
    Hyoga lo guardò in maniera leggermente infastidita, anche se non gli diede torto.
    “Che cosa hai detto?! Ripetilo se ne hai il coraggio!” urlò, invece, furibondo Seiya.
    “Hai sentito perfettamente, Seiya. Hai sempre avuto un ottimo udito.”
    “Perché litigate?” chiese la bimba dalla rampa delle scale, strofinandosi gl’occhietti.
    Alla sua vista i tre cercarono di calmarsi.
    “Dimmi Miyabi, avresti voglia di venire con me sull’Isola di Andromeda?” chiese Ikki con tono gentile.
    “L’Isola di Andromeda? Quella dove papà ha ottenuto le sue Sacre Vestigia?”
    Annuì.
    “Che bello! Sì! Sì! Quando partiamo?”
    “Anche subito, se la cosa ti fa piacere.”
    A quelle parole, la bimba sparì nel salotto.
    “Ikki, pensaci bene.” gli mormorò Hyoga.
    “Lo so. Se June non fosse la madre, in parte il viaggio sarebbe fatto a vuoto. Ma vale la pena tentare. E se invece le nostre supposizioni risultassero esatte, allora sarebbe veramente il caso di avvertire Saori. Quindi prima ci muoviamo e meglio è.”
    “D’accordo, per stavolta facciamo come dici tu…” sbuffò Seiya. “Ci recheremo ai Cinque Picchi a cercare Shiryu e se tra tre giorni non ci mandi una risposta, avvertiremo Saori.”
    Ikki annuì, mentre Miyabi corse giù dalle scale con la cartella in mano.
    “Sono pronta!”
    “Ma come? Ti porti solo quello?”
    “Non ho bisogno d’altro. Nella mia cartella disegno c’è quello che vedo, quindi non mi serve proprio nient’altro!”
    Ikki scosse la testa.
    “Ho capito. Partiamo stasera. Intanto io vado a preparare la mia borsa e poi vengo a prenderti, d’accordo?”
    La piccola annuì e i due compagni, dietro di lei, pure.
    “Bene, allora siamo d’accordo. A più tardi!”

    ***

    Era notte fonda quando la nave partì verso la tanto agognata isola.
    Ikki, guardava l’orizzonte, concentrato. Poi si voltò verso la sua futura nipotina.
    “Mi chiedo se si sia mai accorta di tutte quelle lettere nella sua cartella…”
    “Ho qualcosa in faccia?” chiese lei, notandolo.
    “Eh? Oh, no… Mi chiedevo se per caso avessi sonno.”
    Lei scosse la testa.
    “Non riesco a dormire la notte. Spesso faccio gl’incubi e ho il sonno leggero.”
    “Soffri di una specie di insonnia, insomma.”
    “Sì, all’incirca.”
    Trascorsero altri buoni cinque minuti tra il rumore della corrente che sbatteva contro lo scafo e quello del motore.
    “Miyabi…”
    “Dimmi.”
    “Non hai una vaga idea del perché ti trovi qui, vero?”
    La bimba aggrottò le sopracciglia.
    “Mi stai chiedendo perché ho saltato nelle linee temporali?” chiese estremamente seria.
    “Beh, se la vuoi definire così…”
    “Temo… Di aver sbagliato strada.” ammise la piccola in imbarazzo.
    “Come, scusa??”
    “Quando eravamo nella Foresta… Ho sbagliato strada e sono uscita dalla parte sbagliata… Credo.”
    “Non ti seguo.”
    “Allora… Papà è un dottore e mamma lo aiuta e crea medicinali naturali. Solitamente viaggiano là dove la gente non può permettersi cure.”
    “E quindi?”
    “E quindi… Ecco… Qualche mese fa se n’erano andati e io avevo la febbre, così mi hanno lasciata in custodia a mio zio, cioè a te.”
    “Sì, questo l’avevo capito.”
    Un velo di colpa coprì i suoi occhietti blu mare che la costrinse ad abbassarli.
    “Anche se mi trattavi benissimo, ho sentito la loro mancanza. Anche se sapevo che mi hanno lasciata a te per il mio bene, scoppiavo spesso a piangere e tu mi hai sopportata per tutto il tempo… E quando sono tornati a casa ho avuto una reazione esagerata.”
    “E hanno deciso di portarti con loro nel prossimo viaggio.”
    “Hai indovinato… Però durante quel viaggio, i miei hanno iniziato a sentire il Cosmo di Gea molto debole e mia madre è andata da Yggdrasil e, io che sono testarda, l’ho seguita…”
    “Aspetta! Conoscevano Gea già da prima?”
    “Certo! Gea… Oh, giusto! Tu non lo puoi sapere… E’ un evento che accadrà nel futuro…”
    “Cosa accadrà?”
    “Non so se posso…”
    Ikki s’inginocchiò e la prese per le spalle.
    “E’ importante. Miyabi cosa succederà nel futuro?”
    “In… In una delle tante Guerre Sacre che affronterete, Seiya verrà ferito mortalmente. E mia madre, che nel frattempo ha imparato ad utilizzare i poteri guaritori di Asclepio, lo aiuterà a rimettersi tramite l’aiuto di Gea. Non posso rivelarti di più…”
    “Va bene. Raccontami cos’è successo dopo.”
    “Mamma ha trovato Yggdrasil molto malato e questo voleva dire guai. Poi mi sembra ci avessero attaccato…”
    “Come ti sembra?!” la sgridò di colpo.
    La bimba sussultò.
    “Ho i ricordi un po’ confusi…”
    “Scusami… Non avrei dovuto alzare la voce. Cosa successe poi?”
    “Poi mamma mi ha detto di rifugiarmi dal signor Salice. Sono passati dei brutti ceffi e il Salice mi ha detto di scappare verso est per tornare da papà. Mi aveva detto che mamma mi avrebbe raggiunto. Però credo d’aver sbagliato strada…”
    “Questa foresta avrebbe la capacità di far attraversare le linee temporali?”
    “Mamma mi ha sempre detto che ‘la dimora di Gea nasconde tanti segreti’ o qualcosa del genere…”
    “Capisco…”
    “In ogni caso le lettere vi sono state utili?”
    “Sì. Diciamo di sì.”
    “Mi fa piacere!”
    “Miyabi?”
    “Sì?”
    “Perché nella tua lettera c’è scritto che sai volare?”
    “Perché io so volare!!”
    Il ragazzo la guardò in maniera molto dubbiosa, mentre la bimba era pienamente convinta delle sue capacità. Allora lui sorrise e le disse: “Ah, ma davvero? Fammi vedere!”
    Miyabi chiuse gli occhi ed espirò. Concentrandosi, inspirò la fresca brezza marina e col nasino rivolto verso l’alto, si elevò pian piano dal ponte sorprendendo Ikki.
    “No… Non è possibile… Dovrebbe aver già risvegliato il suo Cosmo per poter fare una cosa di questo genere… Non è umanamente possibile…”
    “Cosa c’è? Ti sembra così strano?”
    “Miyabi da quanto riesci a fare una cosa di questo genere?”
    “Dall’anno scorso! Forse un po’ di più… Non è fantastico?”
    “Per fare una cosa del genere non dovresti aver già risvegliato il tuo Cosmo, come minimo?”
    Lei fece le spallucce.
    “Non lo so. Io lo sempre fatto naturalmente. I miei genitori non mi hanno mai rimproverato nulla a riguardo…”
    “Ho capito. Ma non farlo troppo spesso… Le bimbe di sei anni...”
    “E mezzo!”
    “E mezzo, di solito non svolazzano di qua e là come se nulla fosse. Chiaro?”
    “Come il sole!!”
    Ikki le sorrise e la riportò a terra, dove la convinse a provare a schiacciare un pisolino.

    ************************************************** ************************************************** ************

    La, la, la... ♫ ♪ ♫ Ecco il nuovo capitoletto sfornato dalla mia testa. Eh già, perché vedete nella mia testa ci sono sempre quei tre o quattro personaggini che picchiettano per uscire in qualche modo... Comunque Miyabi (quella originale, cioè l'adolescente) pretende i diritti d'autore o qualcosa del genere... Detto questo, spero che anche questo assurdo capitolo vi sia piaciuto (perché è assurdo...)
    Ultima modifica di Miyabi-chan; 05-09-2014 alle 02:15
    Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore...
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    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Ciao e complimenti per la storia.
    Mi sono letteralmente divorata i capitoli, tanto mi è piaciuta.
    Continua così e ti do un , perchè te lo meriti.
    Anche se moriremo in tempi diversi, sono certa che ogni volta che ci reincarneremo, saremo di nuovo innamorati l'una dell'altro. Questo perchè noi ci completiamo a vicenda e questo nessuno potrà mai cambiarlo. ( Cassandra ad Endimione)


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    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Citazione Originariamente Scritto da Aquarius no Lilith Visualizza Messaggio
    Ciao e complimenti per la storia.
    Mi sono letteralmente divorata i capitoli, tanto mi è piaciuta.
    Continua così e ti do un , perchè te lo meriti.
    Continuo a chiedermi come faccia a piacervi... Mah. Comunque grazie per i complimenti e per l'incoraggiamento. Farò del mio meglio!
    Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore...
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    Re: ~ Una piccola Saint ~

    Ho letto finalmente il seguito. Si sta facendo sempre più interessante. Mi attira molto. Chissà come proseguirà e cosa accadrà. Complimenti! Ti ho dato un anch'io! ^_^
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