Dopo circa sette mesi, La Leggenda del Grande Tempio, ovvero Legend of Sanctuary, sbarca in Italia. Dunque avventuriamoci in questa recensione ed analizziamo il film sotto vari aspetti. Quindi consiglio, a chi ancora non l’ha visionato, di fermarsi qui, dato che più avanti vi ritroverete qualche spoiler che potrebbe rovinarvi eventuali sorprese.

Come ben sappiamo, Saint Seiya (I Cavalieri dello Zodiaco qui da noi), ha riscosso un gran successo negli anni ’80/90 e, per ovvi motivi, il merchandising che ci gira attorno non ha smesso di produrre nuovi manga, gadgets ed action figure.
Su quest’ultimo punto vorrei soffermarmi un attimo, infatti molte critiche negative sono state sollevate per via di alcune frasi rilasciate dal regista Sato, dove affermava palesemente che il design dei personaggi era basato principalmente su accordi presi da TOEI e Bandai, nota casa nipponica di modellini. Ciò ha provocato molti dissapori tra i fans e già dalle prime immagini rilasciate sul sito ufficiale, si evinceva uno spiccato design moderno, quasi da fantascienza, che poco c’entra con il contesto ellenico, cosa che ha sempre contraddistinto la serie animata.

Legend-of-Sanctuary-HD-13Chiusa questa parentesi, cominciamo col dire che il film ha una durata complessiva di circa 90 minuti e tenta, in modo molto grossolano ed affrettato, di ripercorrere la famosa scalata dei cavalieri di bronzo al santuario per salvare Athena. Il tentativo, di per se, è audace ed apprezzabile, ma, come logica vuole, è impossibile trasporre una serie intera in così pochi minuti. Dunque, essendo questo un reboot e non un remake, si poteva decisamente creare una storia differente che avrebbe stuzzicato sia l’interesse dei fans di vecchia data, sia i giovani che si avvicinano per la prima volta a questa splendida opera.

La storia, in grandi linee, riprende le vicende del manga/anime, ma perde tutto quel pathos che il buon 99,9% degli affezionati hanno gradito, rendendolo un cartone animato di spessore che tocca molteplici corde, prima tra tutte l’amicizia.
Come già accennato, La Leggenda del Grande Tempio si riduce ad un film dove la comicità e gli effetti speciali la fanno da padrona, perciò è facile intuire che il film è indirizzato ad nuovo pubblico, ma al tempo stesso cerca di accontentare il fan di vecchia data. Tutto questo gran minestrone porta ad un nulla di fatto, perché difficilmente si può far avvicinare ad un punto comune due lembi di corda così tanto distanti, ovvero il vecchio ed il nuovo.
I cinque protagonisti, nel film, sono totalmente diversi da quelli che già conosciamo, con meno responsabilità e più spavalderia spicciola, quasi fossero dei semplici spacconi di periferia.
A fare da contrasto sono i cavalieri d’oro, che invece risultano più maturi ed in linea, sotto certi versi, alle controparti viste nel cartone, salvo Milo, cavaliere di Scorpio, il quale ha subito un cambio di sesso, diventando appunto donna. Deathmask Legend of SanctuaryScelta discutibile ma di certo non fa gridare allo scandalo, in un reboot ci può anche stare, ma quello che davvero snatura il tutto è la mancanza di scene epiche e personaggi ridotti a macchiette o comparse, come Deathmask ed Ikki rispettivamente, dove il primo è protagonista di un Musical di dubbio gusto ed il secondo, personaggio già di suo poco presente nell’anime, ridotto ad una comparsa di pochi minuti.
Altro aspetto non molto gradito è il contesto stesso, tutto troppo moderno, dove i richiami all’antica Grecia vanno a farsi benedire, sostituiti da un Santuario volante, statue gigantesche somiglianti ad Anubi e mostri finali degni di un videogioco.

La Leggenda del Grande Tempio, sotto l’aspetto puramente tecnico, porta con se un livello grafico tutto sommato apprezzabile, dove i personaggi peccano di uno scarso livello di poligoni che potrebbero aggiungere più fotorealismo, infatti sia le animazioni di questi ultimi, sia le espressioni facciali, non gridano al miracolo. Di contro, invece, i paesaggi beneficiano di un livello di dettaglio buono e gradevole.
Il comparto sonoro, purtroppo, si dimostra piuttosto anonimo, rendendo piatto e monotono il tutto. Quindi dimenticatevi qualsiasi tipo di melodia già ascoltata nella serie animata, perché qui non v’è traccia né delle soundtrack tanto amate, né di qualsiasi sigla d’apertura alla Pegasus Fantasy, per intenderci. In molti si sono chiesti, dopo aver visto il trailer rilasciato da Lucky Red ed esser usciti dalle sale, dove fosse finita quella sigla remixata (sigla originale di Massimo Dorati) che hanno risvegliato nei vecchi fans il ricordo dei bei tempi andati. Sappiate sin da ora che non c’è nel film!

Yoshiki_583x336Nota di merito va invece al brano finale, Hero suonata da Yoshiki e cantata da Katie Fitzgerald, che accompagna in modo pregevole i titoli di coda.
Infine arriviamo al doppiaggio italiano ed all’adattamento che, purtroppo, stona molto con questi personaggi. È impensabile come, al giorno d’oggi, ci si ostini ancora ad attuare stravolgimenti sull’opera originale, riproponendo errori commessi in passato ed inaccettabili al giorno d’oggi. Questo ci porta ad essere gli unici ad aver commesso un errore così assurdo, dato che in altri paesi, Brasile, Cile, Spagna, Francia e via dicendo, i nomi rimangono fedeli al film. Per quanto riguarda le “voci storiche”, tranne alcuni personaggi secondari, i vari Seiya (Ivo De Palma), Saori Kido (Danja Cericola) ed Ikki (Tony Fuochi) risultano inadeguati alla loro controparte animata ed in certi casi, anagraficamente parlando, decisamente vecchie, voci che invece ho apprezzato molto nella serie originale, ma non in questa occasione. Quindi, se davvero si voleva dare una “svecchiata” al brand e riproporre Saint Seiya in nuove vesti, si doveva partire anche da un doppiaggio nuovo che avrebbe, almeno in parte, fatto apprezzare maggiormente il film e risollevare un po’ quella striscia negativa che ha accompagnato Legend of Sanctuary nei Box Office con incassi davvero bassi per le aspettative di TOEI.